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La bottega della Lega

Alla fine, piaccia o non piaccia, è invitabile riconoscerlo: i leghisti non sono né fascisti né razzisti. Sono semplicemente dei bottegai. Forse un po’ mafiosetti, sicuramente ladri, ma pur sempre dei bottegai.
Non sono fascisti, dicevamo. Per tanti motivi. Che, in parte, cercheremo di elencare qui di séguito.
Il Fascismo storico è caratterizzato da un’aggressività estrema; la Lega di Salvini, invece, se non si tien conto di alcune sue propaggini dichiaratamente neo-fasciste e neo-naziste (Casa Pound, ad esempio) non mostra l’aggressività dello Squadrismo mussoliniano. Per la semplice ragione che i bottegai filo-leghisti non hanno il coraggio di “passare alle vie di fatto”. E, quando, per le più diverse ragioni, lo fanno, non esitano a pentirsi e  versare lacrime di coccodrillo. Com’è tipico di tutti i vigliacchi.
I Fascisti, presi individualmente, potevano anche essere evasori fiscali o ladri (e diversi gerarchi lo furono senz’altro) ma nessuno si azzardava a teorizzare che fosse giusto non pagare le tasse o che si dovesse mostrare comprensione nei confronti degli evasori. Il cosiddetto “popolo leghista”, al contrario, è fiero della sua evasione (fiscale). Mentre i Fascisti condividevano, in un modo o nell’altro, l’idea hegeliana (e borghese) dello Stato (lo Stato etico), i leghisti sono solo e soltanto un branco di miserabili semi-analfabeti privi di ogni idea collettiva. Persino il loro localismo e la loro richiesta di autonomia sono solo un pretesto per pagare meno tasse ad uno Stato che, secondo loro, esiste solo per riscuotere balzelli ingiusti ed arbitrari.
Con la complicità del governo-giallo verde (e quindi di Di Maio e compagnia al séguito di comici falliti), la Lega ha “sdoganato” e compattato la feccia del popolo italiano: “quelli che scrivono sulla pagina web di una donna gravemente ammalata “Adesso che hai il cancro la smetterai di attaccare Salvini”; quelli che non esitano a sparare alle spalle di un ladro disarmato e in fuga, per recuperare qualche centinaio di euro e che pretendono una legittima difesa come diritto di inseguimento; quelli che non battono ciglio di fronte alle foto di decine di bambini immigrati annegati, perché l’importante è che non vengano qui; quelli che dicono che l’ente locale deve tagliare le spese per la cultura; quelli che chiedono leggi dure per la sicurezza, ma non badano alla sicurezza sul lavoro dei propri dipendenti, per risparmiare qualche migliaio di euro” (cfr. Aldogiannuli.it).
Per tutte le ragioni ce abbiamo fin qui elencato in rapida sintesi, i Leghisti sono dunque soltanto dei pezzenti e miserabili bottegai.
Ne volete l’ennesima prova?
Viadana è un paesone sulle rive del Po, in provincia di Mantova, ad un passo da Brescello, il borgo di Peppone e di don Camillo, gli antesignani dell’alleanza catto-comunista nati dalla penna del monarchico Guareschi. A Viadana, a bar, ristoranti, trattorie, gastronomie del centro-storico, la Lega ha di recente chiesto… il versamento del venti per cento degli incassi che saranno realizzati in occasione della Festa provinciale della Lega (Cfr. Il Fattoquotidiano del 27 settembre)!
Fascisti, quelli della Lega? Macché, solo volgarissimi, banalissimi, fetentissimi bottegai. Capaci solo di lamentarsi di tutto fuorché dei ripetuti furti del loro gruppo dirigente… Perché la bottega ed i suoi incassi vanno difesi costi quel che costi (ai contribuenti non-leghisti).

Eugenio Colombo&Dora Tosta