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L'entità sionista al voto

Antisemitismo! Antisemitismo” “Palestina libera! Fine dell’occupazione!

“E’ difficile ammetterlo, anche se i fatti sono inconfutabili. (…)
Nel caso specifico uno dei veli lo si ritrova nelle parole della statista askenazita Golda Meir : “dopo l’olocausto agli ebrei è consentito fare qualunque cosa”, come se tutto il mondo fosse in debito con gli ebrei per il genocidio commesso dai nazisti! In fondo, se ci si pensa con pensiero libero, sembra un po’ assurdo, ma in realtà è esattamente così: tutto il mondo è ricattato dall’olocausto. La stessa Golda Meir lo ha dimostrato con l’arroganza criminale espressa in varie operazioni di stampo terroristico, affidando al Mossad gli omicidi di coloro che riteneva di dover punire. Era tutto permesso. Sotto la coperta dell’olocausto i crimini israeliani venivano e vengono derubricati ad “azioni”. Qualche lagnanza quando il terrorismo israeliano colpiva le sue vittime in paesi occidentali, ma niente di più. Eppure, ad un occhio democratico questa sistematicità delittuosa dovrebbe creare almeno una richiesta di sanzioni, ma non succede neanche quello: l’olocausto è come una coperta magica.
Lo sanno anche i tredicenni che uno Stato democratico non può condannare a morte senza processo, ma Israele, come più volte affermato senza alcun pudore dagli stessi statisti israeliani, è al di fuori di ogni legge che non sia la propria. Golda Meir, nonostante fosse di idee socialiste, lo ha dimostrato senza ombra di dubbio e ha fatto scuola ai suoi successori, di qualunque colore politico fossero.
Questo “diritto” ad essere al di sopra delle leggi internazionali è diventato un credo collettivo, una convinzione condivisa da un intero popolo che crescendo con questi valori, peraltro rinforzati da dichiarazioni di figure istituzionali, sostiene la propria superiorità rispetto agli altri. Un popolo che non inorridisce davanti allo sterminio “per la gloria del Signore” se lo sterminio riguarda i goym cioè i non ebrei, ma lo ritiene motivo di grandezza e fase del progetto divino per la conquista della terra promessa da Dio a beneficio esclusivo del “suo” popolo, il popolo eletto. Quest’uso strumentale della leggenda biblica in chiave politica ha sicuramente il suo peso ogni volta che Israele si trova ad affrontare il giudizio delle urne, esattamente come in questi giorni.
E’ impressionante, per un occhio laico e democratico, vedere che i vari competitors non presentano programmi elettorali basati sul miglioramento dei servizi, delle tutele lavorative, degli investimenti pubblici e così via, ma puntano sulla carta vincente che consiste sempre nelle promesse di maggior durezza contro il popolo palestinese occupato e assediato, e nell’estensione del furto dei territori palestinesi allargando illegalmente i confini dello Stato stesso grazie alla confisca di nuove terre abitate dai coloni fuorilegge e promettendo solennemente che nessuna legge internazionale verrà mai rispettata perché Israele risponde solo al proprio Dio e non alle leggi umane.
Su questo punto, per credenti o atei nessuna differenza, Dio è al di sopra delle leggi umane anche se non se ne ammette l’esistenza. Del resto il padre fondatore del sionismo, Theodor Herzl era ateo, ma la leggenda biblica è stata la sua carta vincente!
Ora, a un passo dalle elezioni, vediamo che il pluri-indagato Netanyahu, scampato alla galera grazie all’uso “salvifico” dei palestinesi da schiacciare, bombardare, arrestare e uccidere, chiede il sostegno popolare a chi condivide con lui il disprezzo della legge internazionale, l’oltraggio del diritto umanitario, l’umiliazione del popolo palestinese e, dulcis in fundo, la propensione al furto, e lo fa “legalizzando” un avamposto coloniale di circa 30 famiglie nella Valle del Giordano e dichiarando che se vincerà le elezioni annetterà tutta la Valle del Giordano a Israele, cioè ruberà altra terra ai palestinesi e su questo ulteriore furto fa campagna elettorale. (…)
Il secondo fattore è l’assenza di sanzioni da parte della comunità internazionale la quale, more solito, si limiterà a condannare verbalmente le basse manovre di “Bibi l’indagato” per annettersi la Valle del Giordano.
Il terzo fattore è il sodalizio in forma di associazione a delinquere in totale impunità col presidente Usa Donald Trump, il quale regala territori non suoi, quindi rubati ai legittimi proprietari, e di conseguenza indica all’intera comunità internazionale che la forza e non già il diritto governa il mondo.
Lo so, è difficile ammetterlo, ma se per avere il favore degli elettori si promette di rubare terra altrui questo significa che il popolo israeliano ormai è un popolo moralmente corrotto, un popolo che non conosce diritti che non siano i propri privilegi e che, per colmo di misura, li considera un dono di Dio, un Dio che chiaramente non può essere il Dio di tutti, ma solo il Dio… degli eletti. (…)

Patrizia Cecconi
16 settembre 2019

Il testo che avete appena finito di leggere, e che nell’originale era intitolato “Elezioni Israeliane. Lo so, è difficile ammetterlo”, lo abbiamo ripreso dal sito www.sinistrainrete.info (dove lo potete leggere nella versione completa, integrale). Il contributo, com’è intuibile semplicemente controllando la data della sua stesura, è stato scritto prima che si concludessero, con una “sconfitta” per il criminale corrotto Benyamin Netanyau, le ultime elezioni tenutesi nell’entità sionista. Elezioni il cui presunto e millantato carattere “democratico”, non autorizza a dimenticare, oltre a tutto il resto, che l’entità sionista “nega ai partiti arabi di far parte di un governo. Motivo: non sono sionisti e chiedono che Israele non si definisca Stato del popolo ebreo ma di tutti i suoi cittadini” (Il Manifesto del 19 settembre, pag.9).
Da ultimo, l’immagine che accompagna l’articolo non compare nell’originale, ma è stata scelta dalla Redazione de ILBUIO.ORG.

Red4