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Una vicenda grottesca

Alzi la mano chi aveva mai sentito nominare il paese di Saonara. Se non se n’è alzata neppure una, è perché si tratta di un borgo di poco più di diecimila abitanti della provincia di Padova. Una località del Veneto, dunque; della regione che, l’avrete di sicuro scoperto senza ricorrere a google-map, sta alla modernità come le palafitte stanno ai grattacieli di New York. Una regione così religiosa che, quando ci sono le elezioni, nell’urna, i veneti, lasciano cadere un santino, invece che la scheda elettorale.
Saonara è balzata nei giorni scorsi agli onori (meglio sarebbe stato scrivere: agli orrori!) della cronaca perché, in base al nuovo regolamento di polizia approvato dalla Giunta guidata da tale Walter Stefan, è stata comminata una multa di 400 euro per… bestemmia. Sì, (purtroppo) avete letto bene: per una  bestemmia”
E’ vero che il Veneto è storicamente bianco come il latte e papista più degli stessi Gesuiti, ma il sindaco di Saonara è pur sempre un esponente del PD, nota accozzaglia di ex-mangiapreti e di irriducibili baciapile.
Esponente del PD, il sindaco, uno così intelligente che, a quanto si dice, ogni volta che ha mal di testa si mette l’aspirina nelle scarpe, ad un foglio locale, ha avuto il coraggio di dichiarare che si tratta di “un provvedimento per tutelare la civiltà”, neanche si trattasse dell’approvazione di un documento che riconosce i diritti delle minoranze o riafferma l’inviolabilità dei Diritti dell’Uomo. Così, “l’offesa a qualunque tipo di divinità, se sentita pronunciare da un agente della polizia locale, verrà sanzionata con 400 euro di multa”.
“Sono una serie di provvedimenti che abbiamo adottato per arginare tutte quelle attività incivili che rendono la convivenza difficile. Non sarà più possibile tagliare l’erba in certi orari, i cani dovranno essere tenuti a guinzaglio e chi assume un comportamento blasfemo ne pagherà le conseguenze”
Bestemmiare, dunque, varrà quanto lasciare liberi cani “dopo un certo orario”. E ciò perché “usare parolacce o offese al Signore”, è un’infrazione tanto quanto “tagliare l’erba in certi orari”, trattandosi in entrambi casi, si suppone, di erbacce parassitarie e nocive.
“Al di là degli aspetti religiosi”, ha spiegato il neo-crociato piddino Walter Stefan, “è un fatto culturale e riguarda ogni divinità. Vale per Allah, Buddha o Maometto. Non è questione di fare la morale, è però necessaria un’educazione di base che ormai manca da troppo tempo. Spiace sentire alcuni giovanissimi, spesso anche ragazze, che gridano e bestemmiano tra una parola e l’altra. Ognuno a casa propria è libero di fare ciò che vuole. Posso capire quando un’imprecazione esce dalla bocca perché magari qualcuno si fa male. Qua in Veneto è considerato un intercalare ma il nostro è un tentativo di arginare un malcostume che, soprattutto tra gli under 18, è diffusissimo”.
Sembra incredibile, ma, in un Paese come il nostro, continuano a verificarsi episodi che oscillano fra il farsesco ed il grottesco; e che hanno per protagonisti personaggi che sembrano essere trasmigrati dai classici cinematografici della comicità alle aule dei consigli comunali.
Mark Twain suggeriva di “imprecare finché si può perché in paradiso non ci sarà permesso.”
Be’, a quanto pare, non si può neppure nell’Italietta del Governo piddino-pentastellato. A meno che, come sostengono i dirigenti leghisti ma non solo, il Veneto non sia già un Paradiso…

Ravachol