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La droga religione

Ricordate l’aforisma di Marx “la religione è l’oppio del popolo”?
Per Marx, infatti, a differenza di Nietzche, che la considerava una peste bubbonica, la religione è una droga. Ne consegue che chi amministra la religione è uno spacciatore (oltre che, ovviamente, un consumatore) di droga. Ne dubitavate? Non osavate condividere una conclusione del genere per conformismo, per innato ed inconscio catto-comunismo o per quello che vi pare?
Probabilmente non avevate ancora letto la notizia che trovate riassunta qui sotto.
Un prete è stato sospeso dagli incarichi pastorali dopo che, a giugno, ha avuto un malore in sèguito al consumo di stupefacenti mentre, con alcuni alunni di un istituto di Alassio (Savona), era in gita a Cremona.
Il prete tossico segue ora anche un programma riabilitativo. E, secondo tale monsignor Borghetti, vescovo di Albenga-Imperia, il tossico in sottana, non solo si dimostra “collaborativo”, ma, resosi conto di aver commesso “un errore”, “è  come una persona che, saputo di aver contratto la polmonite, accetta di andare in ospedale, ed ora è convalescente”. (nextquotidiano.it del 9 settembre).
E voi ingenui che eravate convinti che i preti fossero “soltanto” potenziali pedofili e dipendenti della più importante e potente multinazionale del crimine!

Ravachol