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Sion in America Latina

Pensi all’entità sionista e ti viene in mente di tutto.
Ti vengono in mente i crimini storici e quotidiani contro il popolo palestinese, la repressione della Resistenza che non risparmia né le donne né tantomeno i bambini, la distruzione delle case, l’arresto senza habeas corpus di sospetti “terroristi” (che, quando non sono islamisti, di sicuro devono essere palestinesi), l’insediamento illegale di colonie nei territori occupati, e via elencando crimini ed orrori a cui nessuno, neppure l’ONU e men che meno la Russia di Putin, ha inteso ed intende porre rimedio.
Uno dei pochi posti in cui non ti aspetteresti mai di trovare la presenza dello stato ebraico è l’America Latina, l’Argentina in particolare.
E invece…
Con la scusa di controllare il traffico di droga e merci che arrivano dal territorio paraguaiano, quattro cannoniere dello stato ebraico e consiglieri della stessa entità sionista sono da qualche tempo a Posadas, in Argentina, capitale della provincia di Misiones che compone il cosiddetto Triple, il confine con il Brasile e il Paraguay e prenderanno la custodia di quasi mille chilometri di acque dei fiumi Paraguay e Paraná.
In realtà, dal marzo 2016 hanno iniziato ad essere firmati accordi militari e di sicurezza tra il governo del presidente argentino Mauricio Macri, gli Stati Uniti e Israele, così come ad effettuare acquisti di attrezzature e armi e la creazione di basi militari, sia nell’estremo sud del paese che nelle zone di confine a nord-ovest e nord-est.
Dalla fine della guerra delle Malvine l’esercito israeliano organizza in Patagonia “campi di vacanza”  per i suoi soldati. Ogni anno, da 8.000 a 10.000 soldati trascorrono due settimane nelle proprietà del miliardario britannico Joe Lewis.
Tutti questi episodi, ed altri analoghi che abbiamo tralasciato per ragioni di spazio, non consentono comunque di stabilire se l’entità sionista abbia avviato un programma di sfruttamento dell’Antartide o se, ipotesi tutt’altro che irrealistica, stia cercando di costruire una base in cui ripiegare in caso di disfatta in Palestina.
Dove il popolo palestinese, nonostante tutto, dimostra ogni giorno di saper resistere vittoriosamente.
A differenza di quello italiota, non alle sirene del consumismo borghese, della droga, del gioco d’azzardo e, più in generale, degli avanzi che cadono a disposizione dei servi dalla tavola imbandita dei Padroni.

Red3