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Dicono di lui

“Ecco perché … questo è un governo democristiano…”
La Stampa del 5 settembre 2019, pag.23

Il guaglioncello Gigi Di Maio, che a Napoli conoscono non solo perché, prima di scoprirsi una vocazione per la Politica, vendeva bibite allo stadio di calcio e, soprattutto, era solito leggere le istruzioni prima di usare la carta igienica, è, com’è tragicamente noto, il nuovo Ministro degli Esteri.
Un bel colpo, non c’è che dire, per uno dei casi più imbarazzanti della vita politica del sedicente ex “governo del cambiamento”. Un bel colpo, per Giggino l’ex-bibitaro del San Paolo partenopeo. Ed un’occasione da non lasciarsi assolutamente sfuggire per i “commentatori dilettanti”del web. I quali hanno interpretato la sua (imprevista?) nomina nei modi che potete leggere qui sotto. E che vi segnaliamo soprattutto perché possiate farvi un’idea, anche se ancora approssimativa, del livello di ridicolo e di disgusto a cui un Movimento di incapaci e di imbecilli ha ridotto un Paese che, come il nostro, ha conosciuto la sciagura di averli già avuti al Governo.
Il neo-ministro degli Esteri Gigino Di Maio, uno che, conoscendo solo in modo molto approssimativo l’inglese, pare sa solito firmarsi “Luigi Of Maio”:
Non è laureato, neanche per corrispondenza.
Non ha nessuna conoscenza di lingue straniere, neanche sommaria.
Parla a fatica l’italiano, capisce il napoletano (ma non di tutti i rioni) e pronuncia dignitosamente solo la parola francese “Rousseau”.
Considera la Francia un paese amico e un punto di riferimento grazie alla sua “tradizione democratica millenaria”.
Vuole così bene ai Francesi che si è fatto fotografare a Parigi, insieme a Di Battista, con un tizio vestito con un gilet giallo che invocava un “golpe militare armato“.
È un sincero democratico, al punto da scagliarsi contro il feroce dittatore venezuelano Pinochet.
Si vanta di essere amico personale del Presidente cinese Xi Jinping, che chiama affettuosamente “Ping”.
Nel 2017 ha invitato americani e russi a “lanciare banconote in Siria, non missili”.
Ad oggi, la sua esperienza all’Estero più importante è stata un viaggio negli Stati Uniti, in cui ha avuto l’onore di parlare (in italiano) con uno dei sei vice-assistenti dell’assistente agli Affari europei del vice del segretario di Stato Rex Tillerson. E non è uno scherzo.
In defintiva, in un Paese normale a uno con un curriculum del genere non gli facevano neanche portare il caffè alla Farnesina. Forse qualche bibita.

Luca Ariano