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Tradimenti&traditori

Conte dice sì alla Tav. Gli farà comodo come via di fuga.
Spinoza

Il recente voltafaccia sulla questione-TAV del Movimento5stelle(cadenti) ha non solo segnato di fatto la fine politicadi questa accozzaglia di incompetenti e di incapaci saccenti e presuntuosi ma ha anche suscitato un autentico diluvio di accuse di “tradimento” e di “indecenza politica”.
Il Sì al progetto del TAV dopo che lo stesso Beppe Grillo si era fatto addirittura condannare a 4 mesi per aver sfondato una recinzione in Valsusa è in realtà solo l’ultimo in ordine di tempo, “ripensamento” dei 5stelle(cadenti).
Da quando è al governo, in condivisione del pascolo con i gregge leghista, la mandria grillina, sono stati numerosi i “tradimenti” per il militanti “duri e puri”: gasdotto Tap, Ilva, Alitalia, ponte Morandi. Poi ci sono i tabù infranti: il salvataggio di Salvini sul caso Diciotti, il decreto Sicurezza osteggiato dai grillini di ‘sinistra’ ma digerito dalla maggioranza pentastellata e, soprattutto, il superamento della regola del secondo mandato.
Vediamone alcuni nei dettagli.
TAP. Un’altra retromarcia, dopo il Sì al TAV, che pesa è il via libera al gasdotto salentino. I pugliesi ricordano bene Di Battista che, prima delle Politiche, garantiva: “In quindici giorni, se andiamo al governo, lo fermiamo”.
La promessa fece impennare i consensi del M5s, ma, una volta tradita, spinse i militanti pugliesi a bruciare le bandiere del loro stesso movimento. E Dibba, uno che non fa mai lo stesso sbaglio due volte: ne trova sempre di nuovi, a capo chino, fu costretto a scusarsi.

ILVA. Altro tema delicato è quella dell’ex Ilva. Dopo le inchieste, gli esuberi, i problemi ambientali, Di Maio promise, naturalmente prima del voto, una riconversione dell’acciaieria oppure la chiusura totale. Boom di voti a Taranto per il Movimento (48%), ma l’Ilva oggi (sebbene con parecchi problemi) è ancora attiva, acquistata da Arcelor Mittal. L’operazione è tata gestita dal Mise, cioè dal ministro Di Maio, uno che, se gli chiedono cosa pensa, rimane ogni volta senza parole.

PONTE MORANDI E ALITALIA. Chi si ricorda gli strali di Di Maio e Toninelli contro Atlantia (e i Benetton) dopo il crollo del ponte di Genova? Qualche giorno dopo la tragedia il capo politico grillino disse: “Chi non vuole revocare le concessioni deve passare sul mio cadavere”. A distanza di qualche mese, di concessioni revocate non si è parlato più. Stesso discorso per Alitalia. Dopo gli attacchi ai Benetton (proprietari di Atlantia), ecco che la stessa famigli Benetton entra nel salvataggio della compagnia di bandiera. Il ministro che si è occupato della partita? Ma certo: sempre ed ancora lui, il guaglioncello Giggino Di Maio, uno che, al pari del collega-camerata Salvini, si lecca con la sua stessa lingua.

I DUE MANDATI. L’idea dell’uno vale uno e del non trasformare i “portavoce” dei cittadini in professionisti della politica era considerato un dogma. Oggi, non più. Per Di Maio, però, non era facile spiegarlo alla base. E così si è inventato il ‘mandato zero’, cioè il mandato che non vale. Già solo dirlo ha creato sfottò sul web. Morale: si potrà derogare al secondo mandato, facendone tre. Oggi vale solo per i consiglieri comunali. Domani, chissà… Di nuovo alla faccia della coerenza e degli impegni presi con gli italioti che li hanno votati.

E qui noi ci fermiamo. Lo sottolineiamo: noi. Perché, i Pentastellati (cadenti), a quanto sembra, non hanno proprio nessuna intenzione di fermarsi…

Eugenio Colombo&Dora Tosta