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Un governo 'sovranista'?

Fra le numerose millanterie del sedicente Governo del cambiamento, c’è anche quella di essere un governo “sovranista”, aggettivo con cui si vorrebbe squalificare l’attività “normale” di qualsiasi governo “normale”, vale a dire difendere l’unità e l’identità nazionali. Un Esecutivo libero, cioè, di operare in maniera autonoma, non servile nei confronti degli USA e non ostile rispetto alla Russia di Putin. Tutto ciò, ovviamente, in nome di una equidistanza funzionale solo ed esclusivamente agli interessi “superiori” del popolo italiano.
Le cose, ovviamente, non stanno affatto così.
Prendete  Conte, l’attuale (ma fino a quando?) leader del peggior governo della storia dell’Italia repubblicana; un governo che rappresenta l’ennesima conferma che chi pretende di riuscire a cambiare la società borghese accettandone le regole fondamentali e la logica specifica è destinato a soccombere. Il più delle volte, come nel nostro caso, con ignominia.
Ma proseguiamo. Non risulta si siano levate alte grida di indignazione o siano state registrati atti di protesta quando il premier Giuseppe Conte ha esposto alla Conferenza degli ambasciatori tenutasi il 26 luglio scorso le linee guida della politica estera del governo italiano (1)
“Conte ha definito anzitutto qual è il cardine della collocazione dell’Italia nel mondo: ‘Il nostro rapporto con gli Stati Uniti rimane qualitativamente diverso da quello che abbiamo con altre Potenze, perché si fonda su valori, su principi condivisi che sono il fondamento stesso della Repubblica e parte integrante della nostra Costituzione: la sovranità democratica, libertà e uguaglianza dei cittadini, la tutela dei diritti fondamentali della persona’.

Il premier Conte così non solo ribadisce che gli Usa sono nostro ‘alleato privilegiato’, ma enuncia un principio guida: l’Italia assume gli Stati uniti come modello di società democratica.” (M Dinucci in Il Manifesto del 30 luglio)

L’Italia “assume gli USA come “modello di società democratica”! Da non credere, se non fosse che, per l’attuale maggioranza fascio-pentastellata, gli italioti sono e devono essere quelli che credono a tutto, compreso che Salvini sia un dirigente politico serio ed affidabile e che Di Maio lo eguagli in capacità intellettuali e dirigenziali.

Conte dimostra di ignorare, per fare solo un esempio che di sicuro entusiasma il suo vice Salvini, che i cittadini statunitensi sono ancor’oggi censiti ufficialmente in base alla “razza”, cioè in bianchi (distinti tra non-ispanici e ispanici), neri, nativi americani, asiatici e nativi hawaiani; e che le condizioni medie di vita dei neri e degli ispanici (latino-americani appartenenti a ogni “razza”) sono di gran lunga le peggiori.

Non contento, il pentastellato (cadente) Conte, nell’ennesimo accesso di servilismo, non ha esitato ad aggiungere, forse in concorrenza con l’alleato Alberto Sordi-Matteo Salvini, di aver “sempre
trovato nel presidente Trump un interlocutore attento ai legittimi interessi italiani”. Interessi che Washington considera “legittimi” fintanto che l’Italia resta in posizione gregaria nella NATO dominata dagli Stati Uniti, fin quando li segue ciecamente  guerra dopo guerra, fin quando aumenta su loro richiesta la propria spesa militare, fin quando mette il proprio territorio a disposizione delle forze e basi USA, comprese quelle nucleari. E via obbedendo servilmente.
E quello di Conte e “compagni di merende al séguito” sarebbe un Governo “sovranista”, nel senso di non asservito ai soliti, vecchi padroni USA?

(1) Fa parziale eccezione Alberto Negri, che, su Il Manifesto del 31 luglio, ha commentato così: “(…) Conte (…) ha fatto un discorso così filo-americano che neppure Andreotti o Cossiga avrebbero osato pronunciarlo in termini così umilianti per a storia e la cultura nazionali”.

Luca Ariano