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Il generale Trump

L’aumento delle spese militari

Le spese militari globali sono aumentate del 2,6% nel 2018 arrivando alla fantasmagorica cifra di 1800 miliardi di Dollari. Questo è il risultato della analisi dell’Istituto Internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma. Da quando questo istituto elabora questo tipo di dati (dal 1988) questo è il livello più alto mai raggiunto.
Anche quest’anno, tanto per non cambiare, in vetta alla classifica per le spese militari vi sono gli Stati Uniti con un aumento del 4,6 per cento rispetto all’anno precedente.
Nello specifico, le spese militari di Washington dello scorso anno sono ammontate a 649.000 milioni di dollari l’anno, pari al 36% del totale mondiale. Il bilancio del Pentagono, in pratica, è uguale alla somma delle spese militari dei sette paesi che, dopo gli Stati Uniti, spendono di più, nell’ordine: Cina, Arabia Saudita, Russia, Regno Unito,  India, Francia, Giappone.
Il secondo classificato è la Cina, ma la distanza tra i due paesi è sconvolgente. I gringos spendono quasi il 200% in più degli asiatici.

Spese utili da parte dei gringos?

Se Trump volesse scatenare una guerra già troverebbe negli arsenali molto di più del necessario, ma si sa che la economia amerikana è “drogata” dalle spese militari.
Questa spesa di denaro pubblico a favore del complesso militar-industriale è uno stimolo per l’economia a stelle e strisce: facendo lavorare le grandi aziende del complesso militar-industriale, la Casa Bianca spera di creare lavoro e da questo spera di far aumentare i consumi delle famiglie amerikane.
Nello stesso tempo, arruolando migliaia di altri soldati (e migliaia di altri poliziotti) Trump crea dal nulla posti di lavoro e, cosa che al politico non dispiace mai, compiace l’elettorato. Le famiglie bianche impoverite o povere dell’America rurale che votarono per lui saranno infatti le prime a vedere i propri figli in divisa.

M. R.