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I servi che servono

Diceva Totò che i servi servono. Perché, se non servissero, che razza di servi sarebbero?
Ecco allora che Matteo Salvini, l’idolo dei macellai ed il duce dei pensionati, per rassicurare il padrone yankee che lo aveva guardato a lungo con sospetto, per non dire con ostilità, per via della sua biografia politica non proprio coerente e cristallina e perché “troppo vicino” alla Russia di Putin, alla metà di giugno vola da Trump e gli conferma, anzi ribadisce, che “l’Italia è il più solido e coerente alleato degli USA” (ma chi l’avrebbe mai sospettato!).
Nella conferenza-stampa successiva all’incontro con il segretario di Stato Mike Pompeo, Salvini non ha esitato a schierarsi con gli amati yankee su tutti i temi più rilevanti di politica estera.
“Con l’Amministrazione-USA abbiamo una visione comune su Iran, Libia, Medio Oriente, diritto di Israele ad esistere, Venezuela, ecc”.
E sugli F35? Anche qui, poche parole (cos’altro si poteva pretendere da un semi-analfabeta venuto sù a pane e nutella?) ma chiare ed inequivocabili: “Gli accordi sottoscritti non si possono rimangiare. Investire in ricerca coinvolgendo forza-lavoro italiana è utile”.
E sulla Russia, invece? Anche in questo caso, un consenso incondizionato. Abbellito, nell’occasione, da un apparente rivestimento di saggezza geo-politica, tanto per abbellire la confezione-regalo: “Sarebbe un errore strategico allontanarla dall’Occidente per lasciarla all’abbraccio della Cina” (cfr. Il Fattoquotidiano del 18 giugno, pag.6).
Diceva Totò, ricordavamo all’inizio, che “i servi servono”.
Alcuni, come Salvini e pantegane leghiste al séguito servono, verrebbe da dire, “per vocazione”, per loro stessa natura. Altri, invece, ed alludiamo al Movimento 5stelle, servono più silenziosamente, con più discrezione: non va in proposito dimenticato che l’attuale Governo dell’indecenza, piuttosto che “del cambiamento”, senza che alla notizia fosse assegnato il rilievo che peraltro meritava, ha di recente votato a favore del rinnovo delle sanzioni volute dagli USA e sottoscritte dall’UE, nei confronti della Russia di Putin (1).

(1) ANSA – BRUXELLES, 20 GIU – I capi di stato e di governo dei 28 hanno dato il loro via libera al rinnovo delle sanzioni alla Russia, per sei mesi, per il mancato rispetto degli accordi di Minsk.

Red4