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Leopardi anti-europeista

Questo Leopardi, il Leopardi che vi segnaliamo oggi, difficilmente lo avreste trovato o lo trovereste nelle “tracce” per gli esami di maturità (?). Per non parlare delle periodiche “citazioni colte” dei pennivendoli di regime impegnati ad esaltare, un giorno sì e l’altro pure, le mirabilie  dell’Europa Unita (ovviamente dei Padroni e dei loro servi).
Perché il “nostro” Leopardi, era anti-europeista prima ancora che l’Europa Unita diventasse lo slogan degli apologeti del mercato capitalista e delle sue presunte virtù.
Leopardi era anti-europeista ante-litteram come anti-europeisti dovrebbero essere tutte le persone, per dirla leopardianamente, “con un po’ do sale in zucca”. Categoria che non include certo i sinistrati rimbecilliti che identificano l’obiettivo rivoluzionario di una “società senza più confini e senza più frontiere” con i progetti globalisti del capitale imperialista.
Comunque, basta indugi: la parola al Leopardi dello Zibaldone.
“Quando tutto il mondo fu cittadino romano, Roma non ebbe più cittadini; e quando cittadino romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo: l’amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu patria di nessuno e i cittadini romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo dimostrarono col fatto».
Quanto all’Europa, sempre nello Zibaldone leopardiano leggiamo questa frase: «La patria moderna dev’essere abbastanza grande, ma non tanto che la comunione d’interessi non vi si possa trovare, come chi ci volesse dare per patria l’Europa. La nazione con i suoi confini segnati dalla natura, è la società che ci conviene”.

Segnalazione curata da Red4