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Ku Klux Basket

L’articolo che state per leggere non è riservato ai soli appassionati di basket.
Una disciplina sportiva spettacolare ed affascinante, bella da vedere quando è giocata bene e bella da giocare anche se nessuno sta lì a vederti, nonostante…
Nonostante siano stati i nordamericani ad inventarla.
E poiché i nordamericani, come tutte le scimmie aggressive e bellicose, inventano solo ciò che ha a che fare, direttamente o indirettamente, con il settore militare, quindi con le armi e, più in generale, con la guerra, anche il basket deve la propria origine alla necessità di garantire, pur in condizioni ambientali sfavorevoli e limitate, la forma fisica dei soldati yankee.
Ma i nordamericani non sono soltanto guerrafondai da sempre.
Da sempre sono anche, com’è noto, profondamente, direi geneticamente, razzisti.
Lo conferma una notizia di qualche giorno fa, pressoché ignorata dai mass-media che rivolgono la parte inferiore del proprio corpo, quella meno nobile ma più dimostratrice di servilismo, ai padroni d’oltreoceano.
Un campionato di basket a 12 squadre, senza giocatori afro-americani o nati all’estero: è la All-American Basket Alliance, fondata nel profondo Sud degli USA per “consentire ai bianchi di giocare a pallacanestro in maniera pulita”. E cioè solo fra loro.
Il promotore dell’iniziativa, un imprenditore sportivo di Augusta, in Georgia, ha fatto sapere di avere già ottenuto l’iscrizione di tre squadre di tre città diverse: Augusta, ovviamente, Atlanta, sempre in Georgia, e Chattanooga, in Tennessee.
Il programma è di arrivare a 12 squadre, tutte degli stati del Sud-Est entro l’estate, quando prenderà il via un torneo che punta ad allargarsi a “tutte le città della nazione”.
Due sono i motivi che, a detta del suo promotore, giustificherebbero la creazione della nuova Lega, una Lega senza neri e senza stranieri.
Il primo: nella NBA, l’attuale lega professionistica, i giocatori afroamericani sono ormai l’ottanta per cento, a dimostrazione che i bianchi vengono progressivamente emarginati da squadre ed allenatori trovandosi nella necessità di avere un campionato nel quale “poter giocare”.
Il secondo: nella NBA dominata dai giocatori “di colore” si gioca “il basket di strada” disseminato di mosse irregolari come le “spinte a chi sta ferma”, i “colpi molto duri” e, perfino, “i giocatori che si aggrappano ai testicoli dell’avversario” senza che gli arbitri intervengano.
A cospetto di simili vette di sublime ignoranza, c’è da stupirsi che qualcuno, come colui che scrive, ami ancora il basket.
Che dipenda dal fatto che, sempre chi scrive, non ama affatto gli stupidi, soprattutto se e quando sono nordamericani?!

P.R