Canale Video


Calendario

Settembre 2019
L M M G V S D
« Ago    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30  

Archivio Articoli

La (brutta) fine della classe operaia

Io sono amico degli operai, e preferisco esser loro amico che essere un operaio.
Clarence Seward Darrow

Che fine ha fatto la “gloriosa” Classe Operaia, la Classe che aveva addirittura il compito storico di abbattere il modo di produzione capitalistico  e di edificare una società finalmente libera e giusta?
Una fine brutta, bruttissima, lo anticipiamo: forse anche perché, la tanto idolatrata (da noti cattolici in vesti laiche, pseudo-comuniste), una Classe non è mai stata. Semmai una delle condizioni, una delle componenti fondamentali e costitutive del Capitalismo. Il quale, com’è o come dovrebbe essere noto, è stato storicamente edificato sulla contraddizione capitale-forza lavoro. La stessa che, per dirla tutta, lo condurrà inevitabilmente alla morte. E dunque anche alla morte della Classe Operaia in quanto forza-lavoro.
Ma veniamo all’attualità.
Secondo i dati  della società di ricerche di mercato IPSOS, la quota di operai che, alle elezioni di marzo, hanno dichiarato di voler votare per la Lega di Matteo Salvini ha toccato il 42,6%, ben sette punti sopra la media degli elettori. Superano le tute blu solo le casalinghe, mentre restano dietro, ma di poco, i commercianti e gli artigiani.
In ogni caso, mai, in passato, gli operai si erano collocati più a destra dei commercianti. Il Cipputi delle vignette di Altan è finalmente diventato leghista, avendo ottenuto il PD, punto di riferimento storico della Classe Operaia in quanto erede della tradizione picista, un misero 10,4%.
C’è chi osserva, non senza ragione, che l’abbinata centro-destra/operai non è poi né così clamorosa né così recente, dal momento che già alla fine degli anni Ottanta una ricerca dell’Istituto Gramsci segnalava un’attrazione reciproca fa i Cipputi e la Lega Veneta.
Osservazione legittima, va detto, perché fondata sulla realtà. Così come è da considerarsi legittima, perché anch’essa fondata, la previsione che, in tendenza, è tutt’altro che da escludere una “collaborazione” fra la Lega di Salvini ed il PD, l’erede fecale del defunto PCI. In fondo, non è forse vero che fra leghisti e piddini è da tempo in atto una coincidenza di vedute che si è espressa, per fare solo qualche esempio, con la comune partecipazione alle manifestazioni PRO-TAV di Torino, alla condivisione dei mega-affari sugli inceneritori, alle posizioni su TAP, Treno Veloce, trivelle petrolifere, concessioni autostradali, Venezuela, acquisto degli F35, export armamenti ai Paesi Arabi, sudditanza agli USA, ecc.ecc.?
Il degno finale di commedia per una Classe (per sé) che tale non è mai stata; e che a stento poteva riuscire soltanto a cambiare le proprie limitate condizioni di vita e di lavoro, altro che quelle dell’intera società!


Eugenio Colombo