Canale Video


Calendario

Novembre 2019
L M M G V S D
« Ott    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Archivio Articoli

Quelli che non hanno votato

Loro non avrebbero votato. Anche se avessero avuto la possibilità di farlo, una possibilità che comunque non avevano.
Loro sono i condannati dalla “Repubblica nata dalla Resistenza” e dalla “Costituzione più bella del mondo” (copyright della “compagna” Boldrini, una che sta al Comunismo come Alvaro Vitali sta alla comicità) che stanno espiando la pena loro inflitta per essersi battuti, a rischio della loro stessa vita, contro l’Imperialismo e contro i suoi servi più ubbidienti.

Loro sono i rivoluzionari torturati quotidianamente dal famigerato 41bis e dalle applicazioni della “legislazione anti-terrorismo” voluta, fra gli altri, dalle canaglie piciste. Il “nemico” doveva essere annientato con ogni mezzo ed a tal fine furono varate le cosiddette leggi d’emergenza: apertura delle carceri speciali (1977), sistematica applicazione (negli anni 80-86), dell’art. 90 a circa 4000 prigionieri cosiddetti “irriducibili”, introduzione di nuove tipologie di reati (art. 270 bis, 280 c.p.), aumenti considerevoli di pena per i reati commessi “con finalità di terrorismo”  (1980, cosiddetta Legge Cossiga), durata della carcerazione preventiva fino a 10 anni e otto mesi, divieto di concessione della libertà provvisoria, diffusa pratica della tortura, quale strumento di indagine  finalizzato ad ottenere informazioni e  a scompaginare e distruggere le organizzazioni combattenti (praticata sistematicamente dal 1978 al 1983) ed infine, per chiudere il cerchio sulla base della dicotomia amico/nemico, legge sui pentiti e sulla dissociazione.
Del ciclo di lotte degli anni 70-80, oggi rimangono in carcere 16 rivoluzionari, con carcerazioni effettive che variano da 31 anni a 37 anni: 11 militanti delle Brigate Rosse sono detenuti nelle sezioni speciali di Alessandria e Terni. Cinque compagne della medesima organizzazione sono invece detenute nella sezione AS2 di Rebibbia.
Per tutti loro l’ergastolo teoricamente non è ostativo, in quanto il divieto di concessione di benefici ai condannati per reati aggravati dalla finalità di eversione o terrorismo si applica solo per reati commessi a partire da gennaio 2003.  Tuttavia lo è nei fatti in quanto non hanno mai chiesto l’accesso a misure alternative.
Tutti hanno superato ormai da anni il limite di pena per accedere alla liberazione condizionale, misura che generalmente viene richiesta dal singolo detenuto ma la cui applicazione potrebbe essere  attivata anche per via amministrativa (ad esempio dal Direttore del carcere).
Per l’avvocato Caterina Calia, “Carcerazioni di 31-37 anni, pur essendo teoricamente giustificate dall’esistenza della pena dell’ergastolo non trovano certo fondamento giuridico nella commissione di fatti risalenti a 40 anni fa, né in una valutazione “concreta ed attuale di pericolosità sociale”, ma nella logica perversa del “nemico assoluto” e della ragion di stato che punisce per ciò che si è o rappresenti.” (cfr. www.osservatoriosullarepressione.it)
Il regime del 41 bis , invece, viene applicato da 14 anni a tre prigionieri politici arrestati nel 2003 e condannati per appartenenza alle cosiddette nuove brigate rosse: Nadia Lioce detenuta a L’Aquila, Marco Mezzasalma ristretto a Milano-Opera e Roberto Morandi a Spoleto.
In pratica il regime di 41 bis viene applicato ai tre prigionieri non per il concreto pericolo che se sottoposti al regime ordinario potrebbero comunicare con l’organizzazione di appartenenza (come richiede la norma), ma per il pericolo ineliminabile che in futuro si sviluppi conflitto sociale e di classe!
Loro, dicevamo all’inizio, non hanno votato: perché erano in galera, ma non solo per questo.
Chi ha votato, invece, per chiunque abbia votato, lo ha fatto anche perché loro, in galera, continuino a restarci.
E perché, con loro, continui a restare in galera la speranza in un futuro radicalmente diverso.

Dora Tosta