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Salvini (è) il nuovo duce

Di Lui hanno detto e dicono di tutto o quasi. Di Matteo Salvini hanno detto e dicono che è solo un “pirletta bauscione” (vero); che è un fancazzista (vero); che è un “falso sovranista” tenuto conto del suo passato da separatista (e non solo quello matrimoniale) (vero); che è antisemita essendo, purtroppo per lui, semiti anche gli arabi (vero); che si è associato a Di Maio perché, come Stanlio &Ollio, tutti i comici hanno bisogno di una “spalla” alla loro altezza; che è milanista perché le disgrazie non vengono mai da sole e che, per ultimo ma non da ultimo, è una sorta di Duce redivivo, un Mussolini 2.0 insomma.
Quest’ultima accusa, in realtà, è l’unica ad apparire sostanzialmente infondata.
Senza ricorrere a grandi analisi o ad approfondimenti più o meno specialistici, pensate ai discorsi di Matteo Salvini.
“Ci affidiamo alle donne e agli uomini di buona volontà. Ci affidiamo ai sei patroni di questa Europa: a San Benedetto da Norcia, a Santa Brigida di Svezia, a Santa Caterina da Siena, ai Santi Cirillo e Metodio, a Santa Teresa Benedetta della Croce. Ci affidiamo a loro. E affidiamo a loro il destino, il futuro, la pace e la prosperità dei nostri popoli”.
E’ così che il Nostro ha concluso il suo comizio in piazza Duomo,  a Milano, dal palco di “Prima l’Italia, il buonsenso in Europa”.
In quello stesso comizio, Salvini ha poi brandito un rosario ed ha aggiunto: “Io personalmente affido l’Italia, la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria che son sicuro ci porterà alla vittoria, perché questa Italia, questa piazza, questa Europa sono simbolo di mamme, papà, uomini e donne che col sorriso, con coraggio, con determinazione vogliono la convivenza pacifica, danno rispetto ma chiedono rispetto”.
Al termine del suo intervento, Salvini ha salutato tutti esibendo nuovamente il suo rosario e baciandolo davanti al (suo) pubblico in delirio (cfr., fra le altre testate, Il Fatto Quotidiano del 18 maggio scorso).
Siate obbiettivi: sotto questo sventolar di rosari, di immaginette della Madonna e di appelli non “alle armi degli Italiani”, bensì alla benevolenza di un Altissimo che, a quanto sembra, non ha mancato di commuoversi fino alle lacrime se si pensa che, il giorno del comizio salviniano, a Milano ha piovuto per tutta la giornata, riuscite a vedere qualche analogia storica con il Duce e con le sue “esternazioni pubbliche”?
In realtà, più che una reincarnazione del Duce, quella del povero Salvini sembra la replica laica di un predicatore di provincia dei tempi che furono e che non ritorneranno.
Perché, di figure da oratorio di paese simili è ricca la storia di un Paese di bigotti cretini, cioè di cristiani (cfr. Odifreddi), come il nostro.
Un Paese che può essere preso in considerazione solo da Dio, cioè da qualcuno che non esiste.
Altro che “nuovo Mussolini”! Il quale, comunque, nonostante la firma dei Patti Lateranensi con il Vaticano, nel discorso tenuto alla Camera dei Deputati il 13 maggio 1929, in risposta a Pio XI che aveva chiesto di rimuovere la statua commemorativa di Giordano Bruno in Campo dei Fiori eretta dalla Massoneria, disse: “… non v’è dubbio che, dopo il Concordato del Laterano non tutte le voci che si sono levate nel campo cattolico erano intonate. Taluna hanno cominciato a fare il processo al Risorgimento; altri hanno trovato la statua di Giordano  Bruno a Roma quasi offensiva. Bisogna che io dichiari che la statua di Giordano Bruno, malinconica come il destino di questo frate, resterà dov’è…”.
Qualcuno coglie una sintonia fra i discorsi da baciapile oratoriano di Salvini e quelli venati di anticlericalismo del gran puzzone Mussolini?

Ravachol