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Non solo ladri: anche spie

Che il Pd sia un partito di delinquenti comuni, lo sia sapeva e lo si sa, senza che ci fosse bisogno dei recenti arresti del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio e dell’ex consigliere regionale Nicola Adamo  (“Cupola degli appalti, bufera in Calabria”, ha titolato Leggo dell’8 maggio).
Il Pd, però, l’erede storico del “grande e giusto Partito Comunista di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer” non è solo un partito di ladri: è ed è stato anche un partito di spie.
Fin da tempi “non sospetti”: ad esempio da quelli di quell’Enrico Berlinguer il cui santino è presente nel (ricco) portafoglio delle carogne (ex)piciste e delle maestrine dalla penna rossa.
Di recente è stato infatti “rivelato” (si fa per dire, visto che lo scandalo era sotto gli occhi di tutti quelli che hanno vissuto negli anni di merda, piuttosto che, come vorrebbe la vulgata di regime, “di piombo”) che, sul finire degli anni Settanta, in gran segreto (probabilmente nelle fogne in cui abitualmente vivevano i militanti, gli iscritti ed i simpatizzanti dei rispettivi partiti) incominciarono ad incontrarsi Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante, leaders del PCI e del MSI. Pare che di solito gli incontri (“contro natura” solo per gli idioti ed i creduloni)  avvenissero il venerdì all’imbrunire, quando alla Camera dei deputati non circolava più nessuno- Perché, se si fosse saputo che quei due erano soliti parlarsi, la notizia avrebbe fatto scandalo. Militanti ed elettori del PCI e dell’MSI non avrebbero capito (?). Erano infatti anni nei quali i parlamentari comunisti e missini non prendevano un caffè insieme neanche per cortesia: ciononostante, ad un certo punto e non casualmente, i due leaders cominciarono a vedersi. Entrambi preoccupati, siamo nel 1978-79, che le Brigate Rosse da una parte ed i terroristi fascisti dall’altra, infangassero per così dire la credibilità del PCI e quella del MSI. Per questo, il Berlinguer allora segretario del PCI, dunque il sedicente “capo degli altrettanto sedicenti comunisti italiani” che aveva preso le distanze dall’Unione Sovietica ed avviato il “compromesso storico” con la Democrazia Cristiana, non senza peraltro disdegnare i finanziamenti di Mosca, e ‘Almirante segretario del MSI, fascista non pentito, repubblichino di Salò, fucilatore di partigiani e di oppositori del Fascismo, firmatario del Manifesto della razza e collaboratore del periodico La difesa della razza (1) presero a scambiarsi idee e informazioni utili ad entrambi.
A dimostrazione che, nonostante le pretese, l’attuale erede della “tradizione storica comunista”, e cioè il PD, non detiene affatto il monopolio dell’Antifascismo; e che le sue radici più profonde affondano nella Delazione per conto della Borghesia imperialista e dello Stato borghese. Checché vogliano far credere il comico Zingaretti, i catto-comunisti e i tirapiedi della coppia Pisapia-Sala…
Un Partito, dunque, non solo di ladri, ma anche di spie. E non da oggi.

(1) Non è un caso che, quando Berlinguer morì, Almirante rese omaggio alla salma nella camera ardente in via delle Botteghe Oscure, mentre, quando crepò anche Almirante, “l’ultimo saluto” all’ex fucilatore di partigiani fu reso dalla “compagna” Nilde Jotti e dall’ex-partigiano pentito e rincoglionito Giancarlo Pajetta.

Beppe Bessarione