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Umorismo papale

I presidenti dei consigli di amministrazione della Vaticana spa, la più grande, potente e diffusa multinazionale del crimine e della pedofilia (1), hanno, fra le numerose caratteristiche che sono loro proprie, quella di essere fini ed ineguagliati umoristi. E non solo perché seguitano imperterriti, da millenni, a rifilare alle mandrie di fedeli che si fidano di loro tanto quanto si fidano dei loro banchieri, la bufala di un tizio resuscitato dopo tre giorni dalla morte o di un vergine-madre ingravidata da una colomba in calore.
Sentite l’ultima performance dell’ex-pap(p)a Benedetto XXVI, uno che si è dimesso dal ruolo affidatogli dallo Spirito Santo quando si è reso conto che non sarebbe stato in grado di far quadrare i conti dello IOR, (la banca vaticana) e di salvare la sua Azienda dalla bancarotta finanziaria:
“Della fisionomia della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente. Quantomeno per i giovani nella Chiesa, ma non solo per loro, questo fu per molti versi un tempo molto difficile. Mi sono sempre chiesto come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accettarlo con tutte le sue conseguenze. Il diffuso collasso delle vocazioni sacerdotali in quegli anni e l’enorme numero di dimissioni dallo stato clericale furono una conseguenza di tutti questi processi” (dal documento “Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali”, di J. Ratzinger, in Corriere della sera del 10 aprile).
Se vi state scompisciando dalle risate, trattenetevi, perché “il meglio” deve ancora venire.
Fu nello stesso periodo, a suo avviso, che cominciò “un collasso della teologia morale cattolica che ha reso inerme la Chiesa di fronte a questi processi della società”. Si tratta di un processo proseguito negli anni ‘70 e ‘80, quando la pedofilia è diventata “una questione scottante”.
Il resto ve lo risparmiamo. Consapevoli che, così facendo, ci assumiamo la responsabilità di privarvi di altre grasse, incontenibili ed irrefrenabili risate
Ci mancava solo che il pap(p)a “emerito”, Benedetto XVI, attribuisse la causa e la responsabilità della crocefissione di  Gesù Cristo alle Brigate Rosse!
(1) La condanna per pedofilia del cardinale George Pell, numero tre della gerarchia vaticana, non è un caso isolato, ma conferma il paradosso enunciato da Frédérick Martel, insigne giurista e sociologo francese, per cui la Chiesa cattolica è una “delle più grandi comunità omosessuali al mondo” “ e allo stesso tempo un’istituzione omofoba”.

Ravachol