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Evasori mitici o mitici evasori?

“Scoperto un immigrato clandestino accusato di aver falsificato la propria carta di identità per poter pagare regolarmente le tasse.
La conferma che gli extra-comunitari vengono in Italia per fare quello che gli Italiani non fanno più”
Anonimo

L’Italia, com’è noto e stranoto, è un Paese di evasori fiscali. Di “furbi” e di “furbetti”, di miserabili che stanno lontani dalle tasse nella stessa misura in cui le persone intelligenti si tengono a distanza dalla Lega e dai leghisti.
Ciò nonostante, o forse proprio per questo, ci sono evasori fiscali che il popolino-bue, quello che vota Gesù risorto per la seconda volta (e che stavolta si fa chiamare Salvini), frequenta le sale-gioco e consuma in quantità industriali il gratta-e-vinci alla ricerca di soldi facili, affolla tanto le curve degli stadi quanto le mense della Caritas, ecc., considera veri e propri modelli di vita, veri e propri miti nazionali. A dispetto del fatto che tutti questi luridi parassiti, stimati in oltre dieci milioni, seguitano nonostante tutto a beneficiare dei diritti civili e dei servizi pubblici (scuola, assistenza  medica, ecc.) pagati da trenta milioni di contribuenti “fedeli”, in gran parte lavoratori dipendenti e pensionati.
Questi “campioni dell’evasione (fiscale)”, questi miti dell’italiota-medio, formano un elenco impressionante, insospettabile solo per gli ingenui che continuano ad essere convinti che sia sufficiente una comparsata in TV per lavare le coscienze e santificare anche il più incallito peccatore.
Svergognamone sùbito alcuni.
A cominciare dal defunto, e sicuramente da noi non rimpianto, Gianni Agnelli, l’imperatore torinese della FIAT e della Juventus.
Orologio sempre ben visibile sul polsino (a dimostrazione che il buongusto prescinde sempre dall’entità del conto in banca), Agnelli aveva ben due miliardi ben nascosti in accoglienti conti in Svizzera. Nel 2001 aveva anche creato una fondazione in Lussemburgo, la Alkione. Un contenitore di altri tre contenitori: Calamus, Fima e Springest, costituite anni prima nell’isola di Tortola.
Parlavamo poco fa della Svizzera. Ha la cittadinanza di quest’oasi di e per evasori il simbolo per eccellenza della “bellezza italica”, il premio Oscar del 1962, Sofia Loren- La quale si trasferì nella patria del cioccolato e degli orologi (oltre che, lo ribadiamo, degli evasori fiscali) per sottrarsi al controllo ed alle pretese del fisco. E sùbito dopo aver scontato una “durissima” pena di ben 40 giorni (poi condonati in 18) nel carcere di Caserta.
E Luciano  Pavarotti, l’Ugola italica per eccellenza?
La sua peggior “stecca” è del 1983, anno in cui prese la residenza a Montecarlo, in una casa di 150 metri quadrati in cui non ha mai abitato. In questo modo, fra il 1989 ed il 1995, evitò di denunciare quasi 40 miliardi di lire. Noccioline, anzi, visto il tipo, gorgheggi. Nel Novanta, dichiarò duemilioni e 660mila lire, a fronte di un reddito accertato di 8 miliardi.
E Valentino  Rossi, l’idolo dei fanatici della moto e delle ragazzine con la passione di sellino posteriore, lo sportivo strapagato ma con un “730” da miseria (fra l’altro, nel 2002, dichiarò 500 euro di fabbricati!)?
L’elenco, comunque, potrebbe continuare ancora e a lungo. Ci fermiamo qui per limiti di spazio che “graziano” personaggi allergici alle tasse  come Loris Capirossi, Alberto Tomba, Mario Cipollini, Dolce&Gabbana, Valentino Garavani, Paolo Bettini, ovviamente Silvio Berlusconi, e via nominando.
Tutti questi miserabili, in diversa misura e a diverso titolo (finanziario) popolano il cielo dei miti italioti, Dei cittadini di un Paese, occorre ribadirlo?, di (troppi) preti, di (troppi) santi, di (pochi) navigatori, ma, soprattutto, di tantissimi fottutissimi, squallidissimi e fetentissimi evasori fiscali.

Eugenio Colombo