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I terroristi di Salvini

Per la gran parte dei nostri lettori, ci auguriamo per tutti, Matteo Salvini, l’attuale ministro degli Interni del Governo peggiore dell’intera Storia repubblicana (anche perché consente che comandino, insieme, fascisti reali e antifascisti a chiacchere) è il classico “ganassa” meneghino: un “pirletta” che ha avuto la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto (il che non è di sicuro un merito).
Perché, quali altri meriti potrebbe mai vantare un cretino che prima è stato “comunista padano”, poi secessionista della Lega Nord di Umberto Bossi, poi ancora leghista “nazionale” e infine ministro di un Esecutivo nei cui confronti è debitore di 49 milioni di euro regolarmente e puntualmente rubati, sotto forma di rimborsi elettorali non dovuti, da un partito di bottegai, ex-operai, impiegati, anziani rincoglioniti e via elencando la feccia sociale del nostro Paese.
Per tacere poi della sua vita privata.  Matteo Salvini, infatti, è sposato, divorziato e due volte padre grazie a due donne diverse. Il primo figlio lo ha avuto nel 2003, dal matrimonio con Fabrizia Ielluzzi; il secondo sei anni fa, dalla relazione post-divorzio con tale Giulia Martinelli. Il Nostro, comunque, pare sia un buon padre: si dice infatti porti sempre i figli a vedere i film di cartoni animati, non si sa se perché piacciono a loro o, molto più probabilmente, perché sono i soli che Matteo- il mangiaextracomunitari riesce a capire. Niente male, non vi pare, per uno tutto “Dio, Patria, Famiglia”; uno che sventola, neanche fosse il “comunista” Francesco, vangeli e crocefissi nei comizi in cui la dà a bere agli idioti che lo seguono come pecore fedeli ed obbedienti! Più o meno gli stessi che, all’epoca, davano retta ad un ex-socialista che prometteva loro il “paradiso in terra” sotto forma di Abissinia, Libia e colonie e colonizzati al séguito. Salvo poi cambiare radicalmente simpatie a piazzale Loreto…
Matteo Salvini, che ringraziamo di tutto cuore di esistere perché rende super-onesti e super-intelligenti anche i compagni “meno intellettualmente dotati”, è comunque uno smemorato, e non solo per via della faccenduola (?) dei 49 milioni.
E’ smemorato ad esempio perché, benché si definisca “sovranista”, oggi si schiera armi e bagagli contro il governo venezuelano, cioè a fianco del fantoccio yankee Guaidò. Poi, lui, che dagli ingenui è considerato un “filo-Putiniano”, da il suo appoggio alle sanzioni contro la Russia e, tanto per non farsi e farci mancare nulla, si dichiara a favore della “autonomia differenziata” delle regioni del Nord, cioè del “secessionismo dei ricchi”. E che dire poi  di Matteo-Il Sovranista per eccellenza, quello che è passato dalla promessa dell’uscita dall’euro al “cambieremo l’Europa dall’interno” (1).
E ci fermiamo qui, per mancanza di spazio, non di “ripensamenti”.
Ben più grave comunque è un’altra smemoratezza.
Ricordate le posizioni del Nostro a proposito dell’arresto nella “progressista ed anti-imperialista” (?) Bolivia e del teatrale arrivo in Italia dell’ex “terrorista rosso” Cesare Battisti?
“ ‘La pacchia è finita’. Matteo Salvini ha reagito in un lungo post su Facebook dove definisce Cesare Battisti ‘un delinquente che non merita una comoda vita in spiaggia, ma di finire i suoi giorni in galera’. Il ministro dell’Interno ha elogiato e ringraziato le forze dell’ordine italiane e straniere per il ‘grande lavoro fatto’ e il presidente Bolsonaro ‘per il mutato clima politico che, insieme a un positivo scenario internazionale dove l’Italia è tornata protagonista, hanno permesso questo successo atteso da anni’. (Corriere.it del 13 gennaio).
Be’, una competenza, all’ex frequentatore assiduo del Leoncavallo, dobbiamo riconoscerlo: Salvini, di ex-terroristi se ne intende. Anche nel senso che, per certi aspetti, li conosce bene. Forse non ha mai conosciuto di persona Cesare Battisti, ma di sicuro ha una certa familiarità, in quanto dirigente della Lega, con Paolo Maria Severini, pseudonimo dell’infiltrato, del provocatore e dell’agente dei servizi segreti Roberto Sandalo, ex terrorista di Prima Linea, l’organizzazione di guerriglia urbana attiva negli anni Settanta-Ottanta.
Infatti Roberto Sandalo, dopo aver barattato la galera con un torrente di denunce e di infamità (soffiate) “che travolse colpevoli e innocenti e che costituisce tutt’ora uno dei buchi neri meno onorevoli della stagione del pentitismo” (cfr. Chiarelettere, 2007), negli anni Novanta si è avvicinato alla Lega Nord, dove fa carriera militando nella fila dell’organizzazione paramilitare del Partito, le Camicie Verdi. Dalle Camicie Verdi e dalla Lega esce con altri perché, a suo dire, Bossi “avrebbe rinunciato alla secessione in cambio di soldi”.
Nel frattempo, pur militando nei para-militari bossiani, si dà da fare come provocatore nei confronti dell’allora nascente movimento NO-TAV, a cui propose attentati dinamitardi ed azioni di esproprio (testimonianza personale dell’Autore).
Uscito dalla Lega, Sandalo si dedica alla “lotta contro l’Islam” compiendo attentati incendiari davanti alla moschea milanese di via Quaranta, oltre che a quelle di Abbiategrasso e di Brescia. Arrestato nel 2008, tirò le cuoia in carcere hanno detto per cause naturali, nel gennaio del 2014, senza lasciare né rimpianti né nostalgie: solo pile di rapporti “confidenziali” ai suoi padroni, in divisa e non, rapporti tradottisi puntualmente in arresti, denunce, detenzioni arbitrarie.
Fin qui, in forma estremamente sintetica, la biografia del pluri-pentito ex-terrorista di Prima Linea ed ex membro delle “guardie padane” Roberto Sandalo, alias Roberto Severini (in proposito, ulteriori e più complete informazioni sono reperibili, nel dossier riservato all’infame Roberto Sandalo, sul sito www.kelebeklerblog.com).
Di lui, invece, pare non ci sia traccia né nelle invettive né tantomeno nei “pensieri” (considerato l’individuo a cui si riferiscono, usiamo il termine in senso del tutto metaforico) del ministro degli Interni Matteo Salvini.
Uno che, comunque, una competenza almeno la può di sicuro vantare: quella relativa agli ex-terroristi, veri (Sandalo) o presunti (Battisti) non importa.

Red4

(1) Una volta diventato Ministro, egli confermò l’abbandono della narrazione dell’uscita dall’euro con con un’intervista dalla prestigiosa tribuna del Time. Alla domanda del giornalista che gli chiedeva se fosse d’accordo con l’uscita dall’eurozona, Matteo “ho una parola sola” Salvini così rispose: “Io ho scelto di cambiare le cose dall’interno. Questo probabilmente è più difficile, più lungo e più complicato, ma è una soluzione più concreta. Lavorare dall’interno per cambiare le politiche monetarie, finanziarie, agricole, commerciali, industriali. Stiamo crescendo, e ci stiamo alleando con altri paesi europei per cambiare la UE dall’interno. Se abbandonassimo, sarebbe la fine della speranza”.