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Ricordo di un rivoluzionario

Io avevo un fratello./Non c’eravamo mai visti,/ma non importava./Io avevo un fratello/che andava per le montagne/mentre io dormivo.
Julio Cortàzar

Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh, non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e libertà.
Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo, e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra.
Non avrei potuto chiedere di meglio. Vi auguro tutto il bene possibile, e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo.
Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! Neppure per un attimo.
Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, e di infonderla nei vostri compagni. È proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve. E ricordate sempre che “ogni tempesta comincia con una singola goccia”. Cercate di essere voi quella goccia.
Vi amo tutti, spero farete tesoro di queste parole.
Serkeftin!
Orso,
Tekoser,
Lorenzo

La lettera-testamento che avete appena letto è stata scritta da Lorenzo Orsetti, il combattente rivoluzionario internazionalista ucciso in combattimento dalle pantegane sifilitiche di Daesh nei pressi di Baghuz, una località della Siria orientale.
Orsetti, comunque, non è il primo rivoluzionario caduto nella Siria vittima dell’aggressione organizzata, guidata e sostenuta militarmente dall’imperialismo USraeliano .
Due mesi fa moriva il cinquantenne Giovanni Francesco Asperti, nome di guerra Hiwa Bosco.
Due vite, quella di Orsetti e quella di Asperti, spese al fianco di una Rivoluzione che il potere politico-giudiziario cerca di soffocare, com’è peraltro sua ignobile tradizione fare fin dai tempi della lotta contro la guerriglia urbana brigatista calpestando impunemente le stesse leggi della Democrazia borghese.
Il 25 marzo, infatti, la sezione “misure di prevenzione” del Tribunale di Torino dovrà decidere in merito alla richiesta di “sorveglianza speciale” per gli internazionalisti che hanno fatto rientra in Italia dopo aver combattuto contro gli animali islamisti di Daesh. A parere della Procura torinese, gli “incriminati” vanno privati della libertà in assenza di reato e di processo (una misura di epoca fascista!) “perché pericolosi per la società” (cfr. Il Manifesto del 19 marzo, pag.11).
Quando leggerete queste poche note, la sentenza sarà stata, con tutta probabilità, emessa.
Qualunque essa sarà, chi non avrà tutte le buone ragioni per chiedersi in nome di quale “diritto” chi fiancheggia di fatto il terrorismo islamista è legittimato a giudicare chi, il terrorismo islamista, lo combatte con gli unici strumenti efficaci ed adeguati, e cioè con le armi mano.

Ricordo curato dalla Red/Azione