Canale Video


Calendario

Agosto 2019
L M M G V S D
« Lug    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

Archivio Articoli

La sigaretta galeotta

Le ragioni per le quali vi proponiamo l’articolo che potete leggere qui sotto si risolvono, in definitiva, in una ragione soltanto: offrire l’ennesima dimostrazione che, allorquando la stupidità della “crociata contro il fumo e contro i fumatori” si incontra e si salda con la stupidità dello Stato e delle sue articolazioni, gli effetti sono disastrosi. E, spesso, troppo spesso, grotteschi e tragici.
Per la società intera, per i singoli, per chi non è stupido ed abborrisce chi vorrebbe, incurante del ridicolo, farci tutti diventare stupidi conformisti.
Bando comunque agli indugi: la sigaretta che chi scrive stava fumando è purtroppo finita ed è dunque arrivato il tempo di lasciare spazio ad altri. E di avere finalmente il tempo di accendere una nuova sigaretta.
Red5

Negata la libertà per una sigaretta non spenta
“Non spegnere una sigaretta, anzi non spegnerla velocemente, può costare la libertà. Protagonista della vicenda G.M., un detenuto 48enne di origini marocchine detenuto nel carcere di Rovigo per il reato di maltrattamenti in famiglia. Il Tribunale della Sorveglianza di Padova gli ha negato la liberazione anticipata per essere incorso in un rilievo disciplinare “poiché – si legge nel provvedimento – dopo essere stato invitato da un agente di polizia penitenziaria a spegnere la sigaretta, continuava a fumare, fatto di cui il detenuto successivamente si scusava e per il quale è stato richiamato”. Inoltre, aggiunge il magistrato, “l’agente riferisce che il detenuto ha polemizzato con lui che lo aveva ripreso e che G.C. era stato sorpreso a fumare negli spazi comuni anche in altre occasioni, anche se non risulta elevato alcun rilievo, per cui l’episodio pare indicativo di una scarsa aderenza al percorso trattamentale”. L’istanza di liberazione anticipata, se accolta, comporta la riduzione della pena di 45 giorni per un semestre di pena espiata e avrebbe consentito a G.C. l’immediato ritorno alla libertà.
“Il motivo del rigetto è quasi grottesco – commenta il suo legale, l’avvocato Simona Giannetti – se si pensa che in carcere una sigaretta ha un valore che non è lo stesso nel mondo esterno; questo per chi ogni tanto ne visita uno, ovviamente. Nel frattempo, considerato che si parla di trattamento penitenziario e di mancata adesione, mi sembra che si debbano prendere le misure di ciò che sia effettivamente il trattamento, inteso come un percorso di rieducazione del condannato attraverso l’adesione a comportamenti che ne dimostrino la disponibilità al reinserimento sociale. Mi chiedo – conclude il difensore – se non spegnere una sigaretta in un tempo non esplicitato e poi chiedere scusa, possa davvero ritenersi come non adesione a quel percorso risocializzante”.
(manuela d’alessandro)
Articolo del 22 febbraio letto sul sito www.giustiziami.it.