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Un decreto anti-cortei

Nel silenzio delle leggi nascono le grandi azioni
Marchese de Sade

Il 24 settembre dell’anno 2018 il Consiglio dei ministri ha approvato “all’unanimità”, quindi con il voto favorevole tanto dei demo(cristani)-grillini quanto dei fascio-leghisti, la bozza del Decreto legge sicurezza, conosciuto anche come Decreto Salvini.
Il testo è organizzato in tre macro aree, e coé: (1) immigrazione; (2) sicurezza, lotta al terrorismo e alle mafie; (3) amministrazione e gestione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali.
Per quanto riguarda il controllo dell’immigrazione, il Decreto prevede l’abrogazione delle norme relative alle concessioni dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, introducendo la “protezione speciale” per casi limitati ed eccezionali.
Nel campo della sicurezza pubblica, propone braccialetti elettronici per i soggetti colpevoli di maltrattamento domestico e stalking, l’estensione dei casi di applicazione dell’allontanamento familiare e del “daspo urbano” e l’uso del taser da parte delle polizie municipali nei comuni con più di centomila abitanti.
Per completezza di informazione, c’è da dire che, nel testo, sono presenti modifiche nel trattamento penitenziario dei minorenni divenuti maggiorenni nel corso dell’esecuzione della pena, e nel codice antimafia. Nonché inasprimenti di pena anche per reati legati agli appalti illeciti e per le occupazioni abusive.
Se alcuni di questi provvedimenti, soprattutto, per non dire esclusivamente, quelli legati all’immigrazione, hanno suscitato le reazioni indignate della Sinistra imperialista e del piccolo e disarmato esercito delle maestrine dalla penna rossa e dei catto-comunisti. pochi si sono resi conto ed hanno denunciato che nel decreto sicurezza c’è una norma che impedisce gli assembramenti, in particolare i picchetti e i blocchi stradali. E che è diretta a colpire chi lotta e chi scende in piazza anziché limitarsi ad infilare una scheda nell’urna elettorale o, più opportunisticamente ancòra, a pigiare un tasto per un “voto on line”.
Se l’indignazione della sedicente Sinistra per l’approvazione del Decreto Sicurezza si è concentrata (e limitata) sull’abolizione della protezione umanitaria per gli stranieri richiedenti asilo in pochi si sono accorti di una norma che colpisce gli ‘assembramenti’.
L’articolo 23 del Decreto 113/2018 comunemente chiamato Decreto Salvini, infatti, si occupa di “Disposizioni in materia di blocco stradale”, ovvero chi blocca strade con oggetti ma anche le “ostruisce o le ingombra”.
Di che si tratta? In pratica viene reintrodotto, in forma peggiorata, il reato di blocco stradale che pure era stato depenalizzato nel 1999.
Nella relazione del Ministero si legge che “La norma si rende necessaria al fine di fronteggiare i sempre più frequenti episodi di blocco stradale, posti in essere anche nella forma di assembramento, suscettibili di colpire una pluralità di beni giuridici che comprendono non solo la sicurezza dei trasporti, ma anche la libertà di circolazione”.
In pratica, tenuto conto che la maggior parte dei “blocchi stradali” riguarda iniziative o manifestazioni di natura politico-sindacale, le nuove disposizioni di legge contenute nel cosiddetto Decreto Sicurezza, forniscono uno strumento in più alle “forze dell’ordine” per denunciare le persone che defluiscono nelle strade al termine di un corteo o di una manifestazione.
Un bel risultato, non c’è che dire. Soprattutto se,  ad averlo voluto, è un governo che si era definito “del cambiamento” senza precisare che si trattava, com’era peraltro facilmente prevedibile tenuto conto dei gruppi politici di incapaci e di fascistelli che  compongono un Esecutivo che già versa in stato comatoso, di un cambiamento in peggio. In molto peggio.

Luca Ariano