Canale Video


Calendario

Luglio 2019
L M M G V S D
« Giu    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

Archivio Articoli

Insospettabili(?) patrocinatori

Nei giorni 16 e 17 dicembre del 1934, a Montreaux, una località della Svizzera, si tenne un congresso fascista internazionale a cui presero parte le organizzazioni fasciste europee.
Un mese prima del congresso di Montreux, si era dichiarato “sionista” nientemeno che Benito Mussolini, il quale non aveva ancora imboccato la strada di una politica mediterranea  filoaraba. Nel corso di un colloquio con Nahoum Goldmann, il Duce si era espresso in questi termini: “Ma voi dovete creare uno Stato Ebraico. Io sono sionista, io. L’ho già detto al dottor Weizmann. Voi dovete avere un vero Stato [un véritable État] e non il ridicolo Focolare Nazionale che vi hanno offerto gli inglesi. Io vi aiuterò a creare uno Stato Ebraico”.

Sia gli incontri di Mussolini con Weizmann e Goldmann sia i rapporti più stretti con Jabotinsky e i sionisti revisionisti vengono spiegati dallo storico Renzo De Felice in questo modo: “il prosionismo di Mussolini del 1933-34 e in qualche misura ancora dei primi mesi del 1935, molto più che a porsi come mediatore tra ebrei e arabi e sostituire la propria egemonia a quella inglese in Palestina (ereditando tutte le difficoltà e gli oneri connessi), mirava – oltre che a guadagnarsi simpatie in Europa e in America, presentandosi come protettore degli ebrei (ma senza esporsi troppo per non pregiudicarsi quelle degli arabi) – ad accrescere la tensione in Palestina e, quindi, a creare – lo ripetiamo – ulteriori difficoltà all’Inghilterra in uno dei punti più nevralgici del suo impero”.
D’altro canto, già negli anni precedenti la prima guerra mondiale  il citato (e famigerato) Jabotinsky aveva sviluppato una teoria sui fondamenti razziali delle Nazioni in Razza e nazionalità, i cui postulati coincideranno con la Dottrina dello Stato di Mussolini.
Privo di animosità nei confronti degli ebrei, Benito Mussolini considerava le organizzazioni sioniste revisioniste come movimenti fascisti. Fu così che fece allenare, a partire dal novembre 1934, dietro domanda di Jabotinsky, uno squadrone completo del Bétar a Civitavecchia, presso la scuola marittima, diretta dalle camicie nere.
Durante l’inaugurazione del quartier generale degli squadroni italiani del Bétar, nel marzo 1936, un triplice canto ordinato dal comandante dello squadrone risuonò: “Viva l’Italia, il Re, il Duce!”.
Esso fu seguito dalla “benedizione” che il rabbino Aldo Lattes invocò, in italiano e in ebraico, per Dio, il Re, il Duce: “Giovinezza” (l’inno del partito fascista) fu intonata dai betariani con molto entusiasmo, mentre Mussolini ricevette, da parte sua, la promozione di betariano nel 1936. Mussolini fu anche il primo Capo di Stato a proporre la divisione della Palestina e la creazione di uno Stato ebraico.
Un anno dopo il congresso di Montreaux, nel 1935, Mussolini confidò a David Prato, futuro gran rabbino di Roma che “(…) il Sionismo per riuscire ha bisogno di uno stato ebreo, di una bandiera ebrea e di una lingua ebrea. Chi l’ha veramente capito è il vostro fascista Jabotinsky”. I dirigenti sionisti non revisionisti fin dal 1922 avevano preso contatti con Mussolini, che ricevette i primi sionisti poco dopo la marcia su Roma, il 20 dicembre 1922, assicurando il gran rabbino di Roma che non avrebbe tollerato alcuna manovra antisemita.
Come sono poi andate realmente le cose, ormai si sa.
Anche perché non passa giorno senza che i media di regime e, più in generale, l’ideologia filo-sionista oggi imperante non perdano occasione di ricordarcelo.
Molto meno si sa, invece, di quel “lato oscuro” dei rapporti fra Fascismo e Sionismo che abbiamo appena cercato di rischiarare.
Ad uso e consumo dei sionisti contemporanei, compresi quelli che si annidano fra le fila del presunto “governo del cambiamento”.

L. A.