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Razzismo padano

Si racconta in giro che il cretinetti meneghino, Matteo Salvini, la cui biblioteca personale si dice comprenda ben due libri, solo uno dei quali però già colorato per intero, in visita allo zoo con il figlioletto, indicando la gabbia dello scimpanzé abbia esclamato, volendo rimarcare la differenza sostanziale fra i visitatori e l’osservato in gabbia, “guarda, guarda: la scimmia!”.
Un’autentica bestialità, tanto per non smentire la propensione dell’ex-comunista padano alle fesserie ed alle bufale. Gli scimpanzé, infatti,  fanno parte della stessa famiglia degli essere umani, con cui condividiamo, volendo essere pignoli a rischio di scandalizzare lo scemo del mio quartiere, più del 98% del DNA. Chiamate “scimmia” uno scimpanzé è dunque un po’ come dare della scimmia ai militanti ed agli elettori della Lega, con la differenza che, in quest’ultimo caso, l’appellativo non è poi così fuori luogo.
In realtà, quelli della Lega, con la faccenda delle razze hanno dato e danno prova di vere qualche problema, e di non poco conto.
Prendiamo il caso della Regione Lombardia, il “fiore all’occhiello” del “popolo leghista”.
Fra i dati riportati nei referti medici di alcune aziende socio sanitarie territoriali della Regione Lombardia compare il termine ”razza”. Quando, si osserva in un appello del Partito Democratico lombardo al Pirellone rivolto all’assessore al welfare, Giulio Gallera ed al presidente della commissione sanità Emanuele Monti per denunciare il caso, “sul concetto di ‘razza’ la comunità scientifica è ormai concorde nel ritenere come la nostra specie sia straordinariamente omogenea, inoltre, nei referti stessi alla dicitura ‘razza’ non segue alcuna indicazione, il che farebbe propendere nel senso della inutilità ai fini medico diagnostici della rilevazione del dato, prestandosi invece a indebite implicazioni culturali, sociali e politiche” (cfr. IlFattoquotidiano.it del 20 gennaio).
Fin qui la denuncia del PD lombardo
Da qui in poi la considerazione, assolutamente nostra, che non c’era da aspettarsi granché di diverso, da un partito che vanta (si fa per dire!) fra i propri dirigenti nazionali uno, il Ganassa meneghino, s’intende, che non solo crede all’esistenza delle razze ma che, nei comizi, sventola orgoglioso un noto best-seller di fantasy in cui si fantastica di acqua trasformata in vino, di pesci moltiplicati, di gente che cammina sul mare più facilmente di un transatlantico, di vergini che partoriscono restando vergini, di resurrezione dei morti e di altre idiozie ed amenità del genere…

Ravachol