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Il (Contrap)Punto: per amore di verità

Un occhio (critico) sull’attualità

Si è celebrato nei giorni scorsi, in occasione del 62° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da parte delle gloriose truppe dell’Armata Rossa sovietica (e non dell’Esercito nordamericano, come vorrebbe far credere il revisionista storico Benigni, servo picista ed ignobile dell’imperialismo Usraeliano nel suo film La vita è bella), il cosiddetto “giorno della memoria”. Una giornata indetta per ricordare, nelle intenzioni di chi a suo tempo la propose, soprattutto, se non esclusivamente, la persecuzione e lo sterminio degli ebrei; e, indirettamente, per legittimare la fondazione dell’entità sionista, la sua esistenza e la sua politica di aggressione e di genocidio nei confronti del popolo palestinese e degli altri popoli del medio oriente.
Il 27 gennaio 1945, ricordavamo qualche riga fa, l’Armata Rossa di Stalin abbatteva i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, ponendo fine, di fatto, all’esistenza di un regime che si era macchiato di crimini e di persecuzioni: contro gli ebrei, certamente, ma anche contro milioni di persone considerate “scomode” o comunque di “razza inferiore”, rispetto a quella ariana.
Le vogliamo qui ricordare, non solo per amore della verità storica ma anche perché non intendiamo affatto essere complici di chi fa, di quello ebraico, il “popolo eletto” anche nella persecuzione, oltre che nelle preferenze autoreferenziali, sadiche e narcisistiche di un dio-notaio dispensatore di terre e di diritti.
Iniziamo il nostro lungo e luttuoso elenco dagli oppositori politici del regime nazista.
Quasi quattro milioni e mezzo di loro (per maggior precisione, 4 milioni 350 mila) fra comunisti, liberali ed antifascisti in genere, con accuse quali “resistenza ideologica”, “sabotaggio”, “tentata evasione”.
Il contributo dei comunisti alla lotta contro il Nazismo viene solitamente dimenticato o sottovalutato per evidenti ragioni: per non offuscare il “sacrificio degli ebrei”, eletti in pratica a sole vittime del nazifascismo; e per negare il ruolo svolto dall’Unione Sovietica nella sconfitta del regime hitleriano.
Così, erano i comunisti, e non gli “ebrei”, ad essere considerati il “Male assoluto”, i nemici irriducibili da combattere e sterminare sempre e comunque.
Anche a costo di scambiare, in anticipo sui tempi, “lucciole per lanterne”, Craxi per un grande statista.
Lo prova il fatto che, per Hitler e per i suoi seguaci, erano in “odor di marxismo” anche i Testimoni di Geova, l’unica minoranza ad essere perseguitata solo per motivi religiosi. A loro si rimproverava, fra l’altro, il rifiuto del servizio militare e del saluto Heil Hitler: per i Testimoni, entrambi erano incompatibili con la loro fede religiosa, che riconosceva un solo dio, Geova appunto, al quale soltanto è dovuto il saluto.
Durante il Nazismo, circa diecimila Testimoni di Geova, in gran parte di nazionalità tedesca, furono imprigionati nei campi di concentramento.
Vengono poi (ma solo in ordine di esposizione) i popoli rom ed i sinti, comunemente chiamati “zingari”, perseguitati per motivi razziali dai precursori storici delle scimmie leghiste e dal popolino bue abituale frequentatore prima di case del popolo e di chiese, ora solo di chiese e di osterie.
Porrajmos (divoramento) è il nome che questi popoli hanno dato alla loro persecuzione: perché in pochi anni il numero dei rom e dei sinti, in Europa, passò da quasi un milione a sole 500 mila persone, ancora troppe, probabilmente, per decerebrati ed idioti come Bossi, Borghezio e sindaci di Treviso vari.
A proposito comunque di idioti.
Ad essere vittime della repressione nazista furono anche gli avi dell’attuale gruppo dirigente fascio-leghista: i disabili fisici e mentali.
Con il programma Aktion t4, gli scienziati (?) nazisti elaborarono una teoria dell’eutanasia sociale, seconda la quale occorreva porre termine alla vite “non degne di essere vissute”. In tal modo si sarebbero risparmiate inutili sofferenze ad individui “irrecuperabili”; e si sarebbero evitati nocivi incroci fra “puri ariani” e malati mentali. Questi ultimi venivano spesso utilizzati come cavie umane dagli scienziati  (?) nazisti, ed il governo di Hitler promosse una vasta campagna di sterilizzazione in coerenza con le idee eugenetiche in voga all’epoca.
Concludiamo questa nostra breve, ed ovviamente limitata, rassegna delle vittime del Nazismo che la “giornata della memoria”, per servilismo nei confronti dell’entità sionista, ricorderà solo di sfuggita citando gli omosessuali, un’altra categoria, dopo i comunisti ed i sinti, invisa alle feccia berlusconiana e leghista.
Furono centomila i deportati omosessuali: sottoposti a cure per “riportarli alla normalità”, spesso veniva proposto loro che se si fossero sottoposti a castrazione volontaria (in ciò anticipando le successive proposte di Calderoli “el svegliòn lunbard” e della camerata Mussolini, la scimmietta “tuttalabbronidanegra”) sarebbero stati liberati. Cosa che, ovviamente, non avvenne in nessuna occasione…
Gli omosessuali furono vittime di stupri e di scherno persino da parte degli altri deportati (“santi, santissimi” ebrei compresi); dopo la caduta del Nazismo, molti omosessuali finirono di scontare la loro pena per omosessualità… nelle carceri della nuovamente “libera” Germania Occidentale!

Eugenio Colombo

La rubrica ospita contributi che non sempre e non necessariamente esprimono le  posizioni del CPU e della redazione web.