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Il compagno Salvini

L’attuale Ministro degli Interni, il leghista Matteo Salvini, per alcuni, in primis per le maestrine dalla penna rossa, è senza alcun dubbio “un camerata”, per altri, e fra questi collocate pure chi scrive, semplicemente un cretino che, al pari di Alice “nel paese delle meraviglie”, si è trovato catapultato in un mondo che fatica a capire per i ben noti limiti cerebrali e a cui, come tutti gli animaletti parassitari, cerca disperatamente di adattarsi.
In realtà, per quanto si faccia fatica a crederlo, c’è stata, di nuovo come nelle favole, un’epoca in cui Matteo Salvini è stato addirittura… comunista!
Un esempio? La mattina del 10 settembre 1994 nel centro di Milano ci furono alcuni scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Pochi giorni prima era stato sgomberato per l’ennesima volta il Leoncavallo, lo “storico” centro sociale. La protesta si concluse con sassaiole e manganellate. L’avversario del centro sociale era il sindaco leghista Marco Formentini. Comunque sia, in quella circostanza, in Consiglio comunale, qualcuno si alzò per difendere il Leoncavallo. “Gli incidenti sono avvenuti per colpa di pochi violenti, mentre i 15mila giovani che hanno manifestato avevano ragioni giuste e condivisibili, ma sono stati strumentalizzati”.
A parlare, di fronte a sindaco e giunta, era stato un consigliere comunale leghista di soli ventuno anni: Matteo Salvini, quando vestiva colori rosso/verdi.
In realtà Salvini fa parte della Lega Nord dal 1990, ma aveva una formazione “originale” rispetto alla linea del partito. Nel 1997 infatti entrò nel Movimento dei comunisti padani. “Chi non ha mai frequentato un centro sociale? Io sì, dai 16 ai 19 anni, mentre frequentavo il liceo, il mio ritrovo era il Leoncavallo. Là stavo bene, mi ritrovavo in quelle idee, in quei bisogni”, spiegava. Non contento, dopo fece una scelta ulteriore: “Io ero stato eletto al Parlamento padano coi comunisti padani nel ‘97. In Lega ero accusato di avere l’orecchino e la barba e di essere un po’ strano” (dichiarazione resa da Salvini nel corso della trasmissione de La7 Bersaglio mobile).
Era quello il periodo in cui l’allora leader leghista, Umberto Bossi, si sforzava di fare in modo che, nel sedicente Parlamento padano, e quindi nella stessa la Lega Nord, fossero rappresentati tutti i partiti e tutte le principali ideologie politiche. D’altro canto è assodato e vero che i due ex segretari della Lega sono stati comunisti “vecchio stile”: lo stesso fondatore Bossi, tra 1974 e 1975, è stato iscritto alla sezione del Pci di Verghero, frazione di Samarate (lui ammette “solo qualche frequentazione”, ma la tessera a suo nome è pur sempre stata trovata) e prima ancora avrebbe frequentato il Partito di Unità proletaria per il comunismo.
Roberto Maroni, da parte sua, è stato fino al 1979 un “comunista” di Democrazia proletaria che girava per Varese con Il Manifesto sottobraccio
Mica male, come album di famiglia di un partito che si vorrebbe senz’altro “fascista”.
Tornando comunque a Matteo el ganassa leghista, chi può, a questo punto, mettere in discussione il fatto che, il governo di cui è attualmente ministro, è a buon diritto un governo “del cambiamento”?
Più cambiamenti di quelli che ha fatto lui, nella sua miserabile vita politica…!

Eugenio Colombo