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Coerenza leghista

Circa un anno fa, assecondando le sue pulsioni di catto-islamofobo di provincia, il chierichetto fallito (sostenitore al limite del fanatismo della centralità della famiglia, non esitò a divorziare dalla prima moglie e, ottenuto il divorzio, di avere un figlio da un’altra donna, che non è comunque quella con cui convive attualmente)  Matteo Salvini non esitò a dichiarare che “il Qatar  finanzia e fomenta il terrorismo”. Ed anche: “Moschee finanziate  con i soldi del Qatar! Roba da matt! Con la Lega al governo nemmeno mezzo metro quadrato a chi è anche lontanamente sospettabile di fiancheggiare il terrorismo islamico!”.
Passa un anno e la Lega, da Partito di Opposizione si è finalmente trasformata in Partito di Governo.
E Salvini, come si conviene a chi non ha un’idea propria neanche sul modo di tagliarsi la barba, da fiero oppositore del Qatar filo-terrorista si trasforma, come per uno dei miracoli in cui dichiara di credere per non smentire chi non perde occasione per dargli dell’idiota e dell’ignorante, in un sostenitore entusiasta… proprio del regime qatariota!
Di mezzo, a far da traghettatore, il passaggio della Lega dall’Opposizione al Potere e, soprattutto, i legami di natura economico-finanziaria fra l’Italia ed il Qatar. Legami che, a quanto pare, il Salvini “all’Opposizione”, com’è peraltro suo costume, ignorava e che qualcuno (l’immancabile “manina”?) ha provveduto a ricordargli.
A legare l’Italia “del cambiamento”, un cambiamento del tutto discutibile, visto che, a quanto pare, a cambiare realmente sono state solo le opinioni di Salvini, c’è infatti, un volume di affari con il regime qatariota da 2,5 miliardi di euro l’anno, aumentato dell’8,7% nel 2016. Un fiume di commesse, del tipo di quelle stipulate dalla Difesa qatariana e da FINCANTIERI in quello stesso anno: cinque miliardi di euro per la consegna, ai “finanziatori e sostenitori del terrorismo islamico” di sette unità navali. Ma non basta.
Negli ultimi anni la Qatar Investment Authority, il fondo sovrano del Paese arabo, e la Mayhoola for Investment, la holding che fa direttamente capo all’emiro Al-Thani, hanno fatto man bassa negli hotel di lusso e nella moda (nel 2012 l’emiro ha speso 700 milioni per acquisire il Valentino Fashion Group), in Costa Smeralda (alberghi, golf, il cantiere di Porto Cervo per almeno 600 milioni, più i successivi lavori) e a Milano (rilevato al 100 per cento il progetto di sviluppo del quartiere Porta Nuova, un investimento di sicuro superiore al miliardo) (cfr. L’antidiplomatico.it del 31 ottobre).
Pecunia non olet? Olet, olet…
Anche se c’è chi, come l’apprendista crociato da osteria meneghina, puzzando già di suo, non riesce e non può accorgersene…

Luca Ariano