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Bolso...nero

Del neo-presidente del Brasile, l’ex capitano di uno degli Eserciti più infami e sanguinari di un mondo di Eserciti infami e sanguinari sostenitore della tortura (“Sono favorevole alla tortura e voi lo sapete.” Programa Câmera Aberta, Band RJ, 23 maggio 1999), delle dittature militari (“Pinochet avrebbe dovuto uccidere più persone.” Veja, 2 dicembre 1998), dell’omicidio degli oppositori politici, soprattutto se comunisti (“La situazione del paese oggi sarebbe migliore se la dittatura avesse ucciso più persone.” Folha de São Paulo, 30 giugno 1999), della repressione delle minoranze e degli omosessuali (“Quale debito storico avremmo con i neri? Io non li ho mai schiavizzati. I Portoghesi non hanno mai messo piede in Africa. I neri sono stati portati qui da altri neri.” Programa Roda Viva, 30 luglio 2018) e via elencando un numero di fobie forse persino superiore a quelle che muovono Salvini e pattume leghista al séguito, è stato detto molto, nei giorni che hanno preceduto e che sono venuti dopo le recenti elezioni brasiliane.
Per la precisione, è stato detto molto di lui, ma poco dei suoi sostenitori. Soprattutto di quelli più famosi e noti al grande pubblico, in particolare al grande pubblico di zoticoni e di rimbambiti che si nutre di calcio come Dracula di sangue.
Ronaldinho, ad esempio. L’ex giocatore del Milan (2002-2003), che trascorse la sua infanzia in un barrio di Porto Alegre prima di scoprire le sue doti di professionista abile nell’esibirsi in mutande e nel dar calci ad un pallone (attività riservata a pochi, visto che la maggioranza di quelli come lui e con un’infanzia trascorsa con le pezze al culo colleziona abitualmente premi Nobel, insegna all’Università e svolge mansioni di assoluta responsabilità) non solo è stato fin da sùbito un entusiasta sostenitore di Bolsonero, e non ha esitato a candidarsi nelle liste del partito del neo-presidente (fino al momento in cui scriviamo, non è stato possibile stabilire se sia stato eletto o meno, ma questo è un particolare del tutto inessenziale che può interessare, tuttalpiù, i Farina del Leoncavallo).
Insieme con un’altra conoscenza del tifo milanista: Rivaldo. Che nel Milan giocò dal 2002 al 2003.
Ma restiamo su Ronaldinho.
Prima di approdare ad una delle due squadre di Milano, Ronaldinho, al pari di Rivaldo, aveva giocato nel Barcellona.
Ed è a questo punto che arriva la notizia più gradita per chi, non solo sostiene la squadra di Messi, ma, soprattutto, tramite il sostegno al FC Barcellona, intende esprimere la propria solidarietà militante con la giusta e sacrosanta lotta del popolo catalano per la propria indipendenza e per la propria libertà.
Venuto a conoscenza della miserabile ed infame scelta di Ronaldinho,  i dirigenti del FC Barcellona, di cui Ronaldinho era stato fino ad oggi “ambasciatore” e “rappresentante a livello mondiale” hanno deciso di ridurre la sua presenza in eventi istituzionali sponsorizzati dal club, comprese le partite amichevoli (cfr. sport.es) .
E ciò perché i “valori” di Bolsonero e del suo mutandato maggiordomo Ronaldinho sono incompatibili con quelli della società calcistica catalana e “della società in generale”.
Una lezione di coerenza e di civiltà, quella che una squadra di calcio come il Barcellona ha tenuto ad un’opinione pubblica, per prima quella italiota, che si ostina a considerare lo sport qualcosa di totalmente diverso dalla Politica, benché la sporcizia, in entrambi i settori, sia tutt’altro che relegata agli angoli (non quelli del campo di gioco, ovviamente).
Una lezione che, ma c’era forse da dubitarne?, dal Milan già di Berlusconi, oggi dell’ennesimo “nuovo padrone” yankee non è venuta. Chissà mai perché…

L. A.