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Alert

La notizia non è di dominio pubblico. Anche per questa ragione, è nota a pochi. Il che comporta che pochi l’abbiano valutata adeguatamente e, soprattutto, che pochi ne abbiano colto tutte le implicazioni.
Per prima è stata la Germania, nel solco della tradizione di “caccia ai rossi” ed ai presunti “terroristi della Rote Armee Fraktion – Frazione dell’Armata Rossa”; adesso è il turno dell’Italia, che, al pari della Germania oggi “unificata” ed ieri solo “occidentale”, può vantare un patrimonio di esperienze repressive così spietate da far impallidire persino quelle di una dittatura militare latino-americana.
Anche la Polizia di Stato italiana, infatti, ha intrapreso, e non troppo di recente, la sperimentazione delle” tecnologie di riconoscimento simultaneo degli individui” (cfr. www.poliziadistato.it)
Grazie al Sistema Automatico di Riconoscimento delle Immagini (SARI)  le forze di sicurezza (leggi: di Polizia) sono ora in grado non solo di trovare in pochi secondi la corrispondenza fra l’immagine di un soggetto e quella custodita nelle banche-dati con milioni di volti schedati ma anche di attivare un sistema di “alert” con notifica per richiamare l’attenzione sulla presenza di soggetti monitorati durante eventi o manifestazioni.
Con tutte le implicazioni che l’introduzione di questa nuova tecnica comporta.
E che si risolveranno, non solo e non tanto in un nuovo passo verso l’istituzione di un (orwelliano) Grande Fratello capace di tenere sotto controllo l’intera società, quanto piuttosto di reprimere più facilmente coloro che  manifestano o coloro che intendono esprimere il proprio dissenso nei confronti del Potere e dei suoi servi più fedeli, DEM(enti) per primi.

E. C.