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Lettera dall'altro mondo

Riceviamo e pubblichiamo.
La Red/Azione

Cari compagni de IL BUIO,
in questi giorni, si parla molto di noi: di noi immigrati, di noi  extra-comunitari.
Ho pensato quindi vi facesse piacere, e potesse essere utile ed istruttivo per i vostri lettori, condividere in qualche modo la mia esperienza personale. Le mie vicissitudini di ospite “non invitato” e non gradito del vostro, lasciatemelo dire, schifoso Paese governato da ladri, preti in tonaca e non, corrotti e sfruttatori come neanche se ne contano nella mia “sottosviluppata ed arretrata” terra di origine.
Ero sbarcato in Italia da pochi giorni quando ho avuto la fortuna di trovare una gran brava persona, peraltro simpatizzante ed elettore del PD, che è riuscita a trovarmi un lavoro nella località turistica di cui è sindaco un esponente del suo partito: vendere accendini sulla spiaggia ai turisti. Se, alla fine della mia giornata lavorativa, torno con qualche accendino non-venduto, lui ne prende uno e, dopo avermi cosparso di benzina, mi da fuoco.  Secondo lui, “per insegnarmi il mestiere”; dunque “per il mio bene”, sempre a sentir lui. E sempre per i mio bene, mi aiuta ad apprendere la vostra lingua, così bella se non sono i sardi o i bergamaschi a parlarla: servendosi della sua cintura, mi faceva segni rossi sulla schiena, la dove c’erano errori. Quelli blu, invece, me li lascia sugli occhi.
Il mio padrone è talmente una brava persona che, per prima cosa, mi ha liberato dalle catene: dalla catena d’oro che portavo al collo e di quella d’argento che tenevo al polso. E le ha tenute lui “per ricordo”, almeno così dice.
Sono sbarcato nel vostro Paese grazie all’autostop, anzi, meglio: al barca-stop, concessomi da un pescatore in cambio di alcuni milioni di euro che gli feci spedire con vaglia dalla mia famiglia. Sì, è vero: ho viaggiato dentro un barile di acciughe. Ma volete mettere la comodità di non dover andare al supermercato per comprale e nutrirmi? E poi si sa che il pesce fa bene alla salute…
Il mio padrone, per non farmi sentire solo, mi ha sistemato in una roulotte abbandonata dagli zingari perché in pessimo stato con altri come me clandestini ed extra-comunitari.
Lì mi trovo bene: in fondo sono a due passi dal centro, cioè dal centro di raccolta dei pomodori. Dove tutti noi lavoriamo come negri, anche perché è impossibile che i negri lavorino come i bianchi. E dal momento che, com’è noto e come ha dichiarato in più di un’occasione il ministro dell’Interno Salvini citando il suo predecessore Minniti, ai “negri i pomodori fanno bene solo se te li tirano addosso”, il mio padrone, se scopre che li mangiamo, me ne tira addosso un numero sufficiente a farmi finire all’ospedale, anche se non per indigestione.
Il mio padrone ci tratta tutti come figli: è per questo che non ci paga e, quando lo fa, ci paga, per rispetto al colore della nostra pelle, in nero. E dite che non è una persona cortese e rispettosa dei “diversi”…!
Se il mio padrone ci picchia? Ma quando mai: lui personalmente, non ci picchia mai! Ci fa picchiare dalla Polizia quando e se protestiamo per rivendicare i nostri sacrosanti diritti. E da quelli di Casa Pound se e quando scendiamo in spiaggia e ci buttiamo a mare nell’illusione che la nostra pelle diventi bianca semplicemente lavandola. Loro, quelli di Casa Pound, invece si ritrovano lì per togliersi la sporcizia di dosso, visto che, come sapete anche voi, i fascisti puzzano. Di sicuro più di noi negri…
Per andare a lavorare, ovviamente in nero, nei campi, saliamo sul suo furgone. E se poi, alla sera, sentiamo, io ed i miei compagni, qualche dolorino un po’ in tutto il corpo, è solo perché il camioncino è un camion-frigorifero. “Così vi abituate al clima di queste parti”, ci dice quella brava persona del mio padrone.
Che colpa ne ha lui, infatti, se non sono bianco? Sì, d’accordo: mi cosparge spesso di candeggina, mi dà da bere una volta al giorno la varichina e, quando mi concede di fare il bagno settimanale, pretende che mi lavi nell’acqua a novanta gradi. Ma non c’è niente da fare: non sbianchiamo, né io né i miei compagni.
Mi resta solo una cosa da fare, per non deluderlo: iscrivermi al PD.
Ma ci credete se vi dico che va bene il furto delle catene, va bene essere incendiati con l’accendino che non sei riuscito a vendere, va bene le correzioni in rosso ed il blu, i viaggi in camion-frigorifero, i bicchieri di varichina, il bagno a 90 gradi, ecc. ecc., ma, la tessera del PD, quella proprio no.
Meglio tornare a casa mia: lì, almeno, nessuno sa chi siano Renzi, Martina, Minniti…

Un vostro lettore extra-comunitario