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Il vizietto

Nell’agosto del 2017, l’attuale Imperatore gringo, Donald Trump, aveva intenzione di invadere manu militari il Venezuela “per liberare il Paese dal regime di Maduro” (La Repubblica del 5 luglio, pag.15). A rivelare l’esistenza di questo progetto tutt’altro che peregrino considerati i precedenti che hanno avuto per protagonista lo Stato-canaglia per eccellenza (un progetto successivamente accantonato in séguito alle pressioni dello stesso Pentagono e di alcuni Paesi latino-americani, è stata la CNN, l’emittente televisiva via cavo all-news. Dunque una fonte non sospetta e, in genere, attendibile.
In realtà, è a dir poco dai tempi  della famigerata “dottrina Monroe” (del 1823!) che gli USA hanno svolto un ruolo militare, interventista, nei Paesi dell’America Latina. In epoca più recente, chi ha dimenticato le invasioni, rispettivamente, di Reagan a Granada subito dopo la conquista del potere da parte di forze di sinistra (qui, nell’ottobre del 1983, i gringos rovesciarono il governo di Hudson Austin) e di George Bush senior a Panama (nel dicembre de 1989 fu spodestato, fatto prigioniero e deportato in Gringolandia il “dittatore” Noriega)?
Commentando indirettamente l’indiscrezione della CNN,  Maduro ha dichiarato che “il Venezuela deve continuare a difendere il proprio diritto a far fronte ai suoi problemi con le proprie soluzioni”, aggiungendo che “un intervento militare dell’impero statunitense non sarà mai una soluzione ai problemi del Venezuela”.
In fondo, ed in definitiva, per l’Impero gringo l’invasione militare è una sorta di viagra: dà l’illusione di essere vivo, sano ed attivo a chi sta fatalmente (e finalmente!) morendo fra tragiche convulsioni.

Matteo Sepulveda&Dora Tosta