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La generosità va in ferie

Ha fatto notizia, nei giorni scorsi, il “dono delle ferie”, ad un operaio 53enne di Vimercate, un comune della provincia di Monza e della Brianza, malato di leucemia, da parte dei suoi colleghi di lavoro. “Operaio malato di leucemia. I colleghi gli donano mille ore di ferie pagate”, questo il titolo di AFFARITALIANI.IT del 22 giugno scorso.
In realtà, il fatto, proposto come esempio di “generosità operaia” dai media di regime e dall’opinione pubblica catto-comunista, è il risultato della decisione del governo-Gentiloni, la non-rimpianta copia carbone dell’Esecutivo guidato da Renzi e dalla sua banda di massoni e di madonnine toscane, di riconoscere la possibilità, spacciata però come una novità assoluta, di donare ad altri le proprie ferie.
Se un lavoratore si ammala, in particolar modo se si ammala di leucemia come nel caso dell’operaio di Vimercate, ha ovviamente, e comprensibilmente, bisogno di un periodo di riposo certificato da un medico: nulla di particolare, trattandosi infatti dell’esercizio di un diritto, non di un “atto di carità” o di “generosità personale”.
E ciò anche perché le ferie sono un “periodo di recupero psicofisico”, il cui mancato godimento comporterebbe, fra l’altro, ulteriori danni per i “donatori”.
Non a caso, lo stesso articolo 36 della Costituzione tanto amata dalla “compagna” Boldrini (ma a che serve seguitare a citarla, visto che se ne son perse le tracce ci si augura definitivamente?) e mandria catto-comunista al séguito definisce le ferie un “diritto irrinunciabile”. E, aggiungiamo noi, non negoziabile.
Un diritto, insomma, non un’opera di bene, un “atto di carità” o un esempio di “generosità operaia”.

Eugenio Colombo