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I nuovi burattini

La cronologia degli avvenimenti è già di per sé illuminante ed istruttiva.
Ripercorriamola rapidamente:
23 maggio
Il capo dello Stato affida al giurista Giuseppe Conte l’incarico di formare un governo che si regga sulla coalizione M5s-Lega. Nel suo primo discorso davanti ai giornalisti, Conte cerca di tranquillizzare i partner europei: assicura che la guida d’azione sarà il contratto di governo Lega-M5S e si offre come “avvocato difensore del popolo italiano”.
27 maggio
Dopo quattro giorni spesi per stilare la lista dei nuovi ministri, a sorpresa Giuseppe Conte rinuncia all’incarico. Sergio Mattarella, infatti, “ha fatto muro” e non ha accettato il nome dell’economista Paolo Savona a ministro dell’economia. Savona, una vita in Bankitalia e già al governo con l’esecutivo di Carlo Azeglio Ciampi nel 1993 (quello che imbastì l’ingresso dell’Italia nell’euro), è divenuto col tempo uno dei principali assertori della necessità di abbandonare la divisa unica. Esplode l’ira di Di Maio, che chiede addirittura l’impeachment per il Capo dello Stato. Ne scaturisce una querelle politica sulla natura e i limiti del potere del Presidente della Repubblica che coinvolge anche alcuni famosi giuristi. A questo punto, Cottarelli sale una prima volta al Quirinale. Poi è la volta di Di Maio, il quale, successivamente, si lascia “scappare” che Paolo Savona, in fondo, potrebbe anche rinunciare, e salvare la situazione. Tocca di nuovo a Cottarelli (ma “chi è costui?”). Alla fine il colpo di scena: tutti si aspettano che sciolga la riserva e proceda con il suo governo tecnico, e invece se ne va da un ingresso secondario, senza dire nulla ai giornalisti. Si sparge la voce: rinuncia anche lui, ma non è vero: il Colle fa sapere che ci sono movimenti interessanti per la nascita di un governo tecnico, e che altre 24 ore sono state concesse a Lega e 5 Stelle per ripensarci, e trovare una soluzione che sblocchi il loro esecutivo. Seconda sorpresa: anche Salvini sembra pronto a cedere qualcosa sul nome di Savona.
31 maggio
Vertice fiume tra Salvini e Di Maio. Poi l’annuncio della svolta: Savona spostato alle Politiche Comunitarie, Moavero Milanesi agli Esteri, l’economista Giovanni Tria all’Economia. Salvini all’Interno, Di Maio al Welfare. Cottarelli rinuncia prontamente, come da accordo con Mattarella. “Un governo politico è la migliore soluzione per il Paese, anche perché evita le elezioni”, commenta di fronte ai giornalisti. Dai quali si alza – cosa del tutti senza precedenti, anche questa – un applauso liberatorio. La crisi sembra finita. I mercati riposino, domani è un altro giorno.
E l’impeachment di Di Maio-Salvini? e gli appelli a scendere in piazza per manifestare contro l’ingerenza dell’UE e della finanza internazionale? E l’assicurazione che non si farà mai un passo indietro; che non saranno mai accettate le condizioni-capestro dell’Europa e della Germania in particolare; che in Italia possono e devono comandare e decidere solo gli Italiani (Salvini: “…se la Lega non potrà fare le cose che ha promesso non ci sarà nessun Governo”, in Metro del 15 maggio, pag.2)?
Da miserabili così, da pezzenti e malriusciti privi di qualsiasi coerenza e dignità c’era da aspettarsi qualcosa di diverso da quello che è poi avvenuto, e cioè una “calata di braghe” indegna anche del più servo dei servi?
E questo sarebbe “il Nuovo” che sa avanzando sui cadaveri di un popolo, quello italiota, che si ostina a scegliere di essere rappresentato da un gruppo dirigente senza dignità, senza coerenza e senza onore?
Ma fateci il piacere, fatecelo: imitate i lemming e suicidatevi in massa, tutti.

Red8