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Il passato che non passa

Dici “prete” e, provate ad immaginare perché, pensi sùbito alla pedofilia.
In realtà, la Chiesa cattolica è la più grande organizzazione internazionale di pedofili, e non solo per ottemperare al monito di Gesù Cristo “Lasciate che i bambini vengano a me…” (Marco, 10-14).
Peccato (?), però,  che la Chiesa cattolica non sia soltanto una vera e propria “multinazionale dei pedofili”, come peraltro sembra confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, dalla rivelazione che lo stesso attuale arcivescovo di Milano, Delpini, nel 2014 protesse un prete accusato di “aver approfittato del suo ruolo per portarsi a letto un ragazzino” (Il Giornale del 23 maggio, pg.19).
La Chiesa cattolica, infatti, si è resa responsabile dei disgustosi ed infami rapporti di reciproca collaborazione con la Giunta di “gorilla” al servizio degli yankees e della finanza internazionale che, nella seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso riportò all’età della pietra il popolo argentino a colpi di stragi e di crimini contro l’Umanità sconosciuti allo stesso regime hitleriano.
E’ ormai ampiamente dimostrato che la Chiesa cattolica argentina conosceva e approvava i metodi usati dai militari durante la dittatura guidata dal boia Videla.
A documentare per l’ennesima volta le accuse è lo scrittore Horacio Verbitsky, autore, fra l’altro, delle inchieste «Doppio gioco”, “ L’Argentina cattolica e militare» e “Il volo. Le rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos”.
Quest’ultimo libro registra, in realtà, le testimonianze del capitano di fregata Adolfo Scilingo, che durante la dittatura clerico-nazista aveva gettato in mare da un aereo trenta persone ancora vive ed in gran parte sequestrate e torturate nella Scuola di Meccanica della Marina, il principale campo di concentramento della marina militare argentina. “La gerarchia ecclesiastica approvava questo metodo, perché era un modo “cristiano e poco violento” di morire”, commenta, a giustificazione dei propri crimini il boia Scilingo.
Non è dunque un caso se, il giorno seguente alla proclamazione a pontefice di Bergoglio, i quarantaquattro repressori che stavano per essere giudicati dal tribunale argentino di Córdoba perché accusati di delitti di “lesa umanità” commessi nel campo clandestino di detenzione di La Perla, sono entrati nella sala del tribunale esibendo sui loro abiti un distintivo con i colori giallo e bianco della bandiera del Vaticano: i colori della Chiesa. Cattolica, la più grande multinazionale del crimine, e del suo amministratore-capo: per le maestrine dalla penna rossa e per i seminaristi laici dei Centri sociali, il  “compagno” Francesco I.

Ravachol