Canale Video


Calendario

Ottobre 2018
L M M G V S D
« Set    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

Archivio Articoli

Dal Web a IlBuio

Rubrica periodica

Comunità ebraiche con la memoria di Netanyahu
di Moni Ovadia

“La pantomima delle comunità ebraiche (di Roma e non solo) che non partecipano alla Manifestazione unitaria del 25 aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo, si ripete mestamente. Uguale il gesto sdegnato, uguale la delirante motivazione.
E la delirante motivazione è che «nella manifestazione sfilano le bandiere di coloro che settanta anni fa furono alleati dei carnefici nazisti». Quali? Quelle dei risorgenti partiti neonazisti est europei polacchi, ungheresi, ucraini?
No, quelle dei palestinesi, che secondo la pagliaccesca propaganda di Benjamin Netanyahu avrebbero convinto il «mansueto» Führer Adolf Hitler, contro la sua volontà e disponibilità verso gli ebrei, a sterminarne invece sei milioni.
Anche 500.000 Rom e Sinti, tre milioni di slavi, decine di migliaia di disabili (inferiori rispetto alla «razza pura»), di antifascisti, migliaia di omosessuali, testimoni di Geova e di socialmente emarginati, senza dimenticare milioni e milioni di civili sovietici. Ma costoro poco interessano ai dirigenti delle comunità ebraiche. Che accetterebbero volentieri i vessilli di ogni altro popolo oppresso che volesse sfilare nelle manifestazioni del 25 aprile per rivendicare i propri diritti. Ma i palestinesi no! E perché no? Per pedissequo ossequio allo scellerato progetto segregazionista e razzista del premier israeliano Netanyahu.
Che in alleanza con i peggiori fanatici religiosi intende far sparire i palestinesi in quanto popolo e nazione, per dare legittimità alla grande Israele fondata sul logoro mitologema della «Terra promessa» e poi ridurli in minuscoli bantustan concessi dall’effendi israeliano. (…)  Gli organizzatori dell’evento del 25 aprile dovrebbero disinteressarsi delle decisioni della comunità ebraica di Roma o di altre comunità ebraiche. Dichiarino la piena e naturale apertura alla partecipazione del mondo ebraico ma non si facciano condizionare da esso su chi debba partecipare o meno al corteo. Il 25 aprile è soprattutto e più di tutto il giorno degli antifascisti di qualsivoglia orientamento.
Le comunità dell’ebraismo siano le benvenute in quanto tali, ma se non tali e se si comportano da ufficio stampa e propaganda del governo ultrareazionario e segregazionista oggi in carica nello stato di Israele, non hanno motivo di sfilare con l’antifascismo.
Un governo antifascista non opprimerebbe mai un altro popolo, non lo deprederebbe delle sue legittime risorse, non ruberebbe il futuro ai suoi figli, non colonizzerebbe le terre assegnategli dalla legalità internazionale come sistematicamente e perversamente fa il governo Netanyahu sorretto dal presidente americano Trump che si appresta all’affronto di spostare a est l’ambasciata Usa a Gerusalemme (occupata a Est).
E se qualcuno pensa che questi siano i pensieri del solito estremista, veterocomunista, «ebreo antisemita», si legga le dichiarazioni del presidente del Congresso Mondiale Ebraico, Ronald Lauder, ebreo americano aderente al partito repubblicano, pubblicate dal New York Times in questi giorni con questo titolo: Israel’s self inflicted wounds (le ferite autoinflitte di Israele), nel quale cui dopo una premessa fatta di dichiarazioni d’amore legittimo per Israele e captazio (sic!, ndr) benevolentiae, condanna la politica di Netanyahu e dei suoi fanatici alleati colonizzatori compulsivi come suicidaria e invisa alla vasta maggioranza di ebrei della diaspora.
Alla faccia degli imbecilli che scambiano critiche politiche ed etiche per antisemitismo”.

da il manifesto.it

Fin qui un articolo (di cui abbiamo “rimosso”, per esigenze di spazio, alcuni brani, peraltro inessenziali), di Moni Ovadia, un’autentica icona della Sinistra radical-chic (in realtà più chic che radical). Considerata tale perché Ovadia è prima di tutto un ebreo “che non si vergogna di se stesso”, bensì della Politica dell’entità sionista, in particolare di quella attuata nei confronti del popolo palestinese. Come se il Sionismo, indipendentemente dalla forma che possa di volta in volta assumere (dal Laburismo all’estrema destra), potesse essere qualcosa di sostanzialmente diverso da quello che è, e cioè un tipo particolare di neo-colonialismo, in quanto e perché tale anti-democratico e razzista. Non mettendo in discussione la legittimità dell’entità sionista, il presunto “diritto di Israele ad esistere”, Moni Ovadia, a dispetto dell’opinione corrente di Sinistra, è, in realtà, un sionista. Critico nei confronti dell’attuale Politica dell’entità sionista, è vero: non però dell’entità sionista in quanto e perché tale.
E questo lo rende di sicuro più “simpatico” di Netanyau, ma non a sufficienza per farne anche per noi un’icona…

Red4

L’articolo di Moni Ovadia è pubblicato nella sua versione integrale su ilmanifesto.it.

L’immagine che lo accompagna è invece frutto di una scelta della Redazione de ILBUIO.ORG.