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Verso il 25 aprile

AVVERTENZA. La lettura della poesia che vi proponiamo qui sotto è assolutamente sconsigliata al pecorume che, il 25 aprile, festeggerà la vittoria sul Nazifascismo (ma non, ahimé, quella sul Capitalismo e sulla Borghesia) fianco a fianco con i sionisti; con i sostenitori nostrani delle canaglie e dei tagliagole delle sedicenti “Opposizioni siriane”; con la feccia piddina;  con gli eredi e gli esecutori testamentari di una Repubblica nata dalla sconfitta della Resistenza rivoluzionaria e di una Costituzione che santifica la proprietà privata dei mezzi di produzione, l’appartenenza alla NATO; i presunti “diritti” del Vaticano e, in continuità con il Fascismo storico, l’Anticomunismo come Ideologia di Stato.
Red6

I partigien

Non è per via della gloria,
che siamo andati in montagna,
a far la guerra.
Di guerra eravam stanchi,
di patria anche.
Avevamo bisogno di dire: lasciateci le mani libere,
i piedi, gli occhi, le orecchie;
lasciateci dormire nel fienile,
con una ragazza.
Per questo abbiam sparato,
ci siamo fatti impiccare,
siamo andati al macello
col cuore che piangeva,
con le labbra tremanti.
Ma anche così sapevamo
che di fronte a un boia di fascista
noi eravam persone, e loro marionette.


Nino Pedretti, poeta romagnolo