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Una giornata post-elettorale

Da quando le elezioni politiche del 4 marzo sono ormai solo un ricordo del passato, la mattina mi alzo più tardi di quanto non fossi solito fare prima.
Sbrigàti gli obblighi ed i riti del risveglio, mi piace accendere e guardare la TV, tanto non ho più da pagare il canone (promessa elettorale del PD di Renzi). Dopo un po’, esco e, alla guida della mia automobile, di cui non devo più pagare il bollo (promessa elettorale di Forza Italia), faccio un salto all’Università, a bermi un caffè con mio figlio, che non deve più pagare le tasse universitarie (promessa elettorale di Liberi e Uguali). Mi intrattengo qualche minuto con lui, che mi invidia la pensione minima portata ad almeno 1000 euro ogni mese per 13 mensilità (promessa elettorale di Forza Italia). Insieme festeggiamo l’abolizione del Job Act  (promessa elettorale di Forza Italia e del Movimento 5stelle). Anche se, mio figlio, non ha più il problema del lavoro: grazie al reddito di cittadinanza (promessa elettorale del Movimento 5stelle).
Di mio figlio, per fortuna, non ho più  motivo di preoccuparmi, se e quando sarà assunto. Perché, com’è stato da tutti garantito durante la campagna elettorale, in futuro il lavoro non mancherà, grazie all’uscita dalla crisi ed alla ripresa economica: mal che gli potrà andare, sarà pagato con almeno 10 euro l’ora (promessa elettorale del PD di Renzi), non rischierà il licenziamento, i soldi che guadagnerà gli saranno tassati al 15% (promessa elettorale della Lega di Salvini) e potrà andare in pensione a 60 anni, e non più, come nel mio caso, a 67 (promessa elettorale di Forza Italia).
Dopo aver lasciato mio figlio, faccio ritorno a casa, mi sprofondo nella mia poltrona preferita, accendo una sigaretta (il cui prezzo, sia fatto notare per inciso, è di nuovo aumentato, non essendo stato oggetto di nessuna promessa elettorale per comprensibilissimi motivi), e riprendo la mia lettura preferita in questo periodo: Il principe, del fiorentino (ma guarda un po’ la coincidenza!) Niccolò Machiavelli.
Lo faccio dalla pagina in cui trovo scritto: “(…) è necessario (…) essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici gli uomini, e tanto obediscano alle necessità presenti, che colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare”.
Arrivato a questo punto, prima di riporre il libricino, mi torna alla memoria il caso della regina Maria Antonietta, quella che suggeriva al popolo di mangiare brioches, in mancanza i pane.
E mi dico che, se fosse vissuta ai nostri giorni, sicuramente ci sarebbe stato chi l’avrebbe nonostante tutto votata, invece che condannarla giustamente alla ghigliottina…

Luca Ariano