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Pagliacciate post-elettorali

Vota oggi, te ne pentirai domani.”
(Poster elettorale affisso in Gran Bretagna)

Gli operai votano Lega. (…) Matteo Salvini ci piace di più perché è moderno. (…) In Italia ci sono troppi clandestini.
Quelli che lavorano in fabbrica come me vanno bene. Gli altri che vanno in giro per il paese senza fare niente è meglio che tornino a casa loro. Il colore della pelle non c’entra. C’entra che noi non possiamo lavorare per far star bene anche loro
’”.
Fin qui il “pensiero” (si fa per dire, e ci perdoni il pensiero, quello vero) di un povero imbecille, registrato in un articolo pubblicato dal quotidiano torinese La Stampa il 6 marzo scorso, a pag. 2. E che, nelle intenzioni del cronista, dovrebbe essere rappresentativo delle ragioni per le quali la mitica e santa Classe Operaia ha scelto, nelle urne delle elezioni politiche del 2018, il voto per la Lega di Salvini, uno che sta al Lavoro come il PD sta al Comunismo, vale a dire a siderale distanza.
Solo qualche valutazione di sfuggita, giusto per omaggiare indirettamente il principio che, in democrazia, anche gli Imbecilli, siano essi operai oppure no poco importa, hanno il diritto di ragliare. Purtroppo.
Che a lamentarsi per il presunto “parassitismo” dei Neri (avremmo voluto e dovuto scrivere Negri, per non confonderli con i Fascisti, ma la nuova religione della falsa Sinistra, il Politicamente Corretto, ci sconsiglia dal farlo, pena l’accusa demenziale di Razzismo) sia l’esponente di una classe che, per la propria oggettiva collocazione oggettiva nel processo produttivo sociale, mantiene, perlomeno da quando il Capitalismo si è affermato come modo di produzione dominante, un esercito di tutt’altro che presunti parassiti, dai padroni, che si appropriano del plusvalore creato dal lavoro altrui, ai funzionari dello Stato borghese, ai finanzieri, ai percettori a diverso titolo di rendite, ecc., è a dir poco grottesco, per non usare un’espressione ben più volgare di uso corrente. Quanto, infine, alla “modernità” di uno come il sciùr Salvini si appella la Religione con la stessa naturalezza e frequenza con cui l’ometto comune si affida, ad esempio, all’astrologia, che dire, se non che, se questa doveva essere la Classe a cui affidare la prospettiva storica di riscatto dell’Umanità intera, tanto valeva e vale tenerci stretta la società stercoraria in cui sopravviviamo. Oltretutto a stento, e non certo per colpa dei Negri, ah, pardon, dei Neri…?

Prima di chiudere, però, spazio e par condicio ci inducono ad  una digressione conclusiva sull’imbecillità in Politica.
Leggete questa notizia, pubblicata sul sito La Repubblica.it del 5 marzo scorso:
Maratona Mentana, Potere al Popolo festeggia in diretta: “Hanno bevuto”
I rappresentati della lista Potere al Popolo festeggiano il risultato in un ristorante di San Lorenzo. E quando Mentana passa la linea all’inviato, iniziano i cori. ”Per noi è un grandissimo risultato – ha spiegato la portavoce Viola Carofalo – siamo contentissimi. Abbiamo in programma assemblee in tutti i territori e sappiamo come continuare. Siamo contenti e ora continuiamo a bere”.
Che degli alcolizzati politici bevano per festeggiare una più che prevista ed annunciata sconfitta, di per sé non provoca scandalo. A scandalizzare, invece, è la demenzialità dei dirigenti di Potere al Popolo, la lista che, in Lombardia, è riuscita a stabilire un record: quello di aver avuto addirittura meno voti dei nazistelli-diabetici di Casa Pound. I quali P.a.p.(isti), probabilmente senza neppure essere coscienti di farlo, offrono l’ennesima conferma che, per loro, la Politica è solo una forma di spettacolo (Guy Debord insegna),  un passatempo per cannaioli, bevitori di birra e casinisti vari. Perché, per loro, quel che conta è far parlare di sé. In assenza di contenuti e di sostanza, semplicemente apparire, dar prova di esserci indipendentemente da quello che si è e da quello che si vuole. E pensare che, per mettere in piedi un’accozzaglia di scappati di casa e di scarti di partitini sinistrati, non ci si era preoccupati di ricorrere, in base alla logica che basta mettere assieme la mala-erba strappata qua e là per fare un fascio, a Rifondazione Comunista ed al gruppuscolo degli eredi di Cossutta autodefinitosi a sprezzo del ridicolo Partito Comunista Italiano, quello che si rese responsabile, fra le altre infamie, dell’aggressione alla Jugoslavia, un crimine targato-NATO.
La Politica, essendo la questione dello Stato, è una cosa troppo seria perché, a doversene occupare, siano bevitori di birra, organizzatori di concerti e di cene sociali di auto-finanziamento, spacciatori di erba, infami storici e codazzo di ignoranti-boccaloni sempre pronti a farsi prendere all’amo dall’esca dell’”uniti, non importa con chi e per che cosa, si vince”.
Ed infatti non hanno mai vinto e non vinceranno mai.

Luca Ariano