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Un caso di integrazione

In tema di Immigrazione, i sostenitori dell’Integrazione come condizione e prospettiva di una sorta di “corretta e doverosa accoglienza” non mancano certo nelle fila malandate e diversamente colorate della sedicente e falsa Sinistra catto-comunista. Che fa di questo auspicio-obiettivo la propri (sbrindellata) bandiera “di identità e di lotta”.
E per costoro, del tutto comprensibilmente per chi considera la società “comunista” come la realizzazione del Paradiso in terra prima che in cielo, la religione è chiamata a svolgere un ruolo e ad avere un peso di assoluto rilievo.
Che può però produrre conseguenze a dir poco grottesche, com’è per più versi grottesco l’obiettivo stesso dell’Integrazione, soprattutto se intesa come accettazione, più o meno libera, dei presunti “valori” della Civiltà Occidentale e della pretesa Cultura Dominante.
Che, lo rammentiamo ad uso degli smemorati, è sempre e dovunque la “cultura” delle classi dominanti, cioè dei padroni e dei loro servi.
Ci fornisce un esempio degli effetti grotteschi di un tipo particolare di Integrazione, vale a dire quella religiosa, David Hume, nella sua opera “Storia naturale della religione”, un testo di non pochi secoli fa, visto che reca la data del 1757.
Racconta  infatti Hume che un certo Mustafà, fatto prigioniero in Francia dopo aver combattuto a fianco degli Ottomani, fu spinto da alcuni dottori della Sorbona a farsi cristiano, anzi cattolico, ricorrendo alle promesse di “un po’ di buon vino in questo mondo e del paradiso in quello futuro”.
Dopo essere stato opportunamente catechizzato, alla domanda “quanti dei ci sono?”, Mustafà non esita a rispondere: “Uno solo”. I suoi maestri, soddisfatti, decidono di battezzarlo e subito dopo di ammetterlo all’Eucarestia. Il giorno successivo, “il prete (…) ricominciò con l’abituale domanda ‘Quanti dei ci sono?’. ‘Non ce n’è nessuno’. ‘Come! nessuno?’, grida il prete. ? ‘Sicuramente’, ribatte l’onesto discepolo. ‘Mi avevate detto che vi era un solo dio, e ieri l’ho mangiato”.
Capìta la morale?

Eugenio Colombo