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I padroni delle rotative

“Se non hai letto il giornale, sei disinformato.
Se lo hai letto, sei informato male”
Mark Twain

Che i pennivendoli in generale e quelli di regime in particolare “lavorino” al servizio dei padroni che controllano le testate giornalistiche di riferimento (e la testa, laddove ce ne sia anche solo una traccia, delle sue “firme” più o meno “prestigiose”) lo sanno tutti. O perlomeno dovrebbero saperlo tutti, gli stessi pennivendoli per primi.
Ricordato questo, vale la pena fornire una rapida panoramica dei proprietari dei media cartacei più diffusi e venduti anche solo per avere conferma di un dato di fatto incontestabile, e cioè che l’informazione, e la “grande informazione” in particolare, sono entrambe al servizio, in un modo o nell’altro, di Lor Signori. Come tutto ciò che, nella società capitalistica ha la natura di merce, rappresenta cioè “qualcosa” che, al di là della sua utilità sociale, deve essere venduta ad un compratore.
Ma scendiamo senz’altro nei dettagli.
1) La Repubblica, l’organo ufficioso del PD  renziano, appartiene a De Benedetti, tessera n. 1 del Partito Democratico.
2) Il Messaggero è di Caltagirone, palazzinaro di Roma e suocero di Casini.
3) La Stampa è controllata dall’ex gruppo FIAT, che ora opera con De Benedetti.
4) Il Corriere della Sera è partecipato da Mediobanca ed è indebitato con Unicredit, che è socia di Mediobanca.
5) Il Giornale appartiene alla famiglia Berlusconi.
6) Libero appartiene alla famiglia Angelucci, immobiliaristi.
7) Il Foglio è della famiglia Mainetti, anch’essa di immobiliaristi.
8 ) Il Sole 24 ore appartiene a Confindustria.
9) Agi (Agenzia giornalistica italiana) è partecipata dall’ ENI.
Per farla breve, in pratica l’Informazione del nostro Paese è in mano a banche, a immobiliaristi, all’Eni (che, oltre ad essere proprietaria dell’Agi, sponsorizza tutta quanta la stampa), alla famiglia Agnelli, a Berlusconi ed ai grandi imprenditori, che a loro volta sono indebitati con le banche.
Infatti, per capire quanto sia asservita l’informazione del nostro Paese basta sapere chi la gestisce e riempie i consigli di amministrazione dei giornali manipolando o ingannando i cittadini: Fiat, Italcementi, Unicredit, Italmobiliare e Mediobanca, Telecom Italia, Pirelli, Fondiaria, Mediobanca, Generali Assicurazioni, San Paolo… Grande finanza, banche, assicurazioni, telecomunicazioni, cementifici, acciaierie, pneumatici, immobili, moda, elettrodomestici… Non manca nessun settore del made in Italy che non manovri la cosiddetta informazione. Tutto il mondo del capitalismo italiano è legato a doppio filo a qualunque tipo di governo, non distingue fra destra, sinistra o centro, avendo come unico obiettivo quello di aumentare il capitale a scapito dei diritti del lavoro e del benessere nazionale, per ottenere leggi e protezioni che difendano arbitrio e impunità, per nascondere o insabbiare i Grandi Scandali (vedi Consip o Trivelle, Finmeccanica o Banca Etruria) e per agire indisturbato e a senso unico.
Eppure qualcuno (?) si ostina a chiamarla “libertà di informazione”…
Dora Tosta