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Di imbrogli e di boccaloni

E’ finito il mondiale dell’Italia. Finalmente molti disoccupati scopriranno di esserlo
Spinoza

Avete presente la manovra economica del governo eletto plebiscitariamente o quasi dal “popolo italiano”, quello che piange sempre miseria, lavora come un mulo, animale notoriamente di fede democristiana, e non rinuncia a tifare per la squadra del cuore neanche se è il giocattolino personale del suo Padrone?
Ebbene, la manovra ha compiuto e superato da poco il mese.
Ma, da quando è stata presentata, il 25 maggio, è cambiata in parecchi punti.
Ad esempio, è scomparsa l’abolizione delle province più piccole, che era invece contemplata nella prima versione elaborata dall’Esecutivo.
Non si è più saputo nulla del taglio agli stipendi dei parlamentari, provvedimento che è stato delegato ai presidenti di Camera e Senato (in pratica, è come se fosse stata delegata ai presidenti della Shell o della Esso la facoltà di decidere il prezzo del petrolio!).
La stretta sulle pensioni di invalidità è stata ridimensionata, cancellando l’innalzamento della soglia che consente di avere il sussidio dall’INPS.
E’ entrata invece  nella manovra la misura che innalza l’età pensionabile delle impiegate statali, oltre una serie di emendamenti presentati dalla Maggioranza e sconfessati dal governo, come condoni tombali  su fisco e case o il taglio delle “tredicesime” (che, nonostante le promesse del Superviagra Nazionale non è ancora stato ritirato).
Nel frattempo, il Tesoro ha comunicato che il risanamento da 25 miliardi avrà un impatto negativo sul Prodotto Interno Lordo pari allo 0,5 per cento in due anni: il 2011 ed il 2012.
Come se non bastasse, anche il popolino-bue che vota per Gesù-Berlusconi dopo aver votato per anni Gesù-Andreotti è stato informato che, nel nostro (sfortunato) Paese, proprietà personale del clero, della mafia e dei farabutti di ogni risma e consorteria, la pressione fiscale è salita al 43,2%!
Secondo i dati più recenti resi pubblici dall’ISTAT, la pressione fiscale media è passata dal 42,9% del 2009 al 43,2% nel 2010, con un aumento dello 0,3%.
In Europa, l’Italia si colloca al quinto posto, dopo la Danimarca (con il 49,0%), la Svezia (47,8%), il Belgio (45,3%), e l’Austria (43,8).
Con una significativa e decisiva differenza: in questi Paesi, nonostante la severa pressione fiscale, i servizi erogati sono incomparabilmente superiori a quelli di cui beneficiano gli italiani.
In Italia, tutto quello che viene prodotto fino al 10 luglio serve a pagare le tasse.
Questa data, tuttavia, è andata spostandosi nel corso degli anni: era il 20 maggio vent’anni fa ed il 2 giugno nel 2000.
Naturalmente, la “pressione media” è quella che riguarda tutti.
Se si procede per categorie, l’operaio con moglie e figlio a carico arriva al 34,5%; se non ha carichi famigliari sopporta il 40,6%; se è impiegato con moglie e figlio il 40,7%; se è un impiegato single il 44,3%, purché il reddito non superi i 35mila euro lordi l’anno.
Non era stato il Nano Nazionale a promettere urbi et orbi (nel senso, in quest’ultima accezione, di ciechi, per stupidità, clientelismo e mafiosità) che “non avrebbe mai e poi mai aumentato le tasse”?
Sì, certo: quelle che dovrebbe pagare lui!


Marta Ricci