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Rivelazioni primaverili

Ora che anche la “primavera araba” in versione iraniana (benchè, com’è noto, l’Iran non sia affatto un Paese arabo) sembra aver esaurito la propria “spinta propulsiva” (l’analogia con la svolta picista voluta a suo tempo in Italia dai catto-comunisti berlingueriani non è, come vedremo di qui a poco solo semantica), sembra essersi aperta una nuova e ben diversa stagione: quella delle rivelazioni.
Ad esempio sui retroscena di fenomeni, originati peraltro da contraddizioni reali, oggettive, che hanno infiammato anche di recente i “sogni” e le fantasie anti-comuniste di alcuni “sinistri” nostrani, in particolare dei soliti anarco-spontaneisti dei centri sociali.
Prendiamo, ultimo caso in ordine di tempo, quello per l’appunto dell’Iran.
Chi stava dietro la ribellione, per molti versi, lo ripetiamo, sacrosanta (è il caso di dirlo, essendo l’Iran una forma di teocrazia) dei giovani di quel Paese?
Svela l’enigma una fonte tanto attendibile quanto inaspettata: il quotidiano dell’entità sionista Hareetz. Il quale ha rivelato che il capo del Mossad (i servizi segreti dell’entità sionista), Yossi Cohen, ha praticamente ammesso la partecipazione del regime di Tel Aviv alle proteste in alcune città iraniane che si sono svolte le scorse settimane e che sono state provocate dalla difficile situazione economica in cui versa, a causa anche delle sanzioni volute dagli USA e dai loro servi, il Paese degli ayatollah.
Parlando in una sessione di lavori del Ministero dell’Economia del regime sionista, il direttore del Mossad ha espresso il suo sostegno per gli atti di violenza che si sono verificati durante le manifestazioni di protesta in Iran. “Israele ha occhi, orecchie e anche di più” in Iran, ha affermato Cohen, aggiungendo che Israele “vorrebbe vedere una rivoluzione” nel paese persiano. Pur indicando che i problemi economici “hanno portato le persone in piazza”, il dirigente del Mossad ha ammesso che non è stato ottenuto il risultato preferito del regime israeliano, ovvero “vedere una rivoluzione” in Iran. “Devono abbassare le aspettative”, ha suggerito.
Nessun suggerimento, invece, per chi, anche nel Paese degli “ayatollah” crociati  in abito talare, li ha sostenuti senza tenere in nessun conto né la situazione internazionale, né la geo-politica né tantomeno le considerazioni di Lenin sugli “utili idioti” e sul loro ruolo oggettivo.
E’ vero, potremmo rimediare noi: se non lo facciamo, sia chiaro, è solo per problemi di censura (essendo un reato il turpiloquio) e di buongusto…

Dora Tosta