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Santa pedofilia

Il pa(p)a “comunista” Francesco, che quand’era arcivescovo di Buenos Aires e provinciale dei Gesuiti non solo non protestava  di fronte ai crimini dei militari verso i sacerdoti del suo stesso ordine ma, almeno in un occasione, arrivò a favorire l’arresto di due di loro pur conoscendone l’innocenza, ha un rapporto a dir poco complicato e contraddittorio con i pedofili e, più in generale, con la pedofilia.
A quattro anni infatti dal suo insediamento, la sua “riforma” contro la pedofilia è in stallo totale. Come ricorda lo storico inglese John Dickie, che da tempo indaga sulla pedofilia all’interno della Chiesa cattolica, “due preti su tre sono ancora nel clero e nessuno dei vescovi che ha coperto gli abusi è stato punito”.
Alcuni, come nel caso del cardinale George Pell, il numero-tre all’interno della Santa Sede e responsabile delle finanze del Vaticano, colpevole di aver protetto pedofili quando era vescovo in Australia ed accusato lui stesso di aver commesso atti di pedofilia, rifiutandosi peraltro di tornare in Australia per rispondere alle gravissime accuse mosse nei suoi confronti, sono stati addirittura chiamati dallo stesso Francesco ai vertici della più grande multinazionale del crimine che la Storia conosca.
Secondo i dati raccolti dal rapporto della Santa Sede per la Commissione ONU, dal 2004 al 2013 3420 preti sono stati denunciati per abuso di minori, 848 sono stati “laicizzati” e 2572 hanno ricevuto condanne inferiori. In sostanza, stando a questi numeri, nel mondo un prete su quattro è stato coinvolto in casi di pedofilia.
La tanto proclamata, esaltata e lodata “tolleranza zero” dell’idolo delle maestrine dalla penna rossa e dei catto-comunisti si risolve, a ben vedere ed assai più realisticamente, in una tolleranza… al 75%, prete pedofilo più prete pedofilo meno.

Ravachol