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Lecchini

Lo sapevano persino i nostri nonni, quelli che erano tali quando ancora non li si considerava “utili” solo o soprattutto  per andare a “prendere i nipoti a scuola, o per “fare opere di volontariato” alla faccia della disoccupazione giovanile e a copertura delle malefatte e dei furti di una classe dirigente di ladri e di incapaci; e per animare gli spot demenziali della “pubblicità progresso”: i servi riescono ad essere zelanti, nei confronti dei loro padroni, al di là delle stesse aspettative di questi ultimi.
Prendete il caso del Guatemala, questo Paese sopravvissuto in qualche modo ad un guerra civile devastante e genocidaria. E’ di pochi giorni fa la notizia che proprio il Guatemala, battendo sul tempo altri noti servi suoi pari, si è accodato alla decisione di Donald Trump di spostare l’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme. Con tutte le conseguenze che l’attuale premier guatemalteco, tale Jimmy Morales, un ex-comico prestato non a caso alla Politica, dovrebbe essere in grado di immaginare, indipendentemente dal suo personale quoziente di intelligenza.
E lévati, allora, un coro di lodi sperticate e di fastidiosa esultanza da parte dell’immancabile schiera di servi dell’imperialismo yankee e del suo fido alleato sionista.
Il Guatemala! Uno dei Paesi più ricchi, prosperi, democratici, pacifici e stimati non si dice dell’ America Latina, ma addirittura del Mondo! Uno di quei Paesi che hanno votato contro la risoluzione Onu che condannava la decisione di Trump. Gli altri sono stati, oltre a Stati Uniti e all’entità sionista, Honduras, Togo, Micronesia, Narau, Palau e Isole Marshall. Che complessivamente contano 27 milioni di abitanti e 75 miliardi di Pil. Un peso diplomatico a dir poco  insignificante.
Per finire, che i nostri nonni avessero ragione anche sul fatto che i servi, più sono insignificanti, miserabili  e pitocchi, più amano servire.
Tanto, a ben vedere, non hanno nulla da perdere: neanche quella dignità che non hanno mai avuto.
E che, a fora di genuflessioni, con conquisteranno mai.

Red3