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Un giro di giravolte

“Gli sdraiati” non è soltanto il titolo di un film di Francesca Archibugi in programmazione nel periodo natalizio. Per estensione, può essere considerato il commento, lapidario ma assolutamente adeguato, di una notizia riportata nei giorni scorsi da tutti  i  media, in particolare da quelli sportivi.
La notizia è che, l’anno prossimo (2018), il Giro d’Italia, la manifestazione ciclistica organizzata dalla popolarissima Gazzetta dello Sport partirà, non come ci si aspetterebbe e come vorrebbe un’ultra decennale tradizione, da una qualsiasi località dell’Italia, bensì… dall’entità sionista!
Avreste potuto leggere, ad esempio e se siete soggetti ad attacchi diarreici ricorrenti, su Il Giornale del 30 novembre scorso, a pag.25, “Il Giro numero 101 per la prima volta nella sua storia vola oltre i confini d’Europa. Tre tappe in Terra Santa: una cronometro (venerdì 4 maggio) sulle strade di Gerusalemme (…); la seconda da Haifa fino a Tel Aviv (…); la terza, il gran finale, da Be’er Sheva a Eilat (…)”.
Inizialmente, gli organizzatori di una delle gare ciclistiche più famose del mondo avevano indicato in Gerusalemme “Ovest” la località da cui sarebbe partiti i “girini”. Salvo correggersi con la stessa rapidità con cui Moratti cambiava gli allenatori dell’Inter.
Nel frattempo, infatti, era successo che i dirigenti dell’entità sionista avessero minacciato di ritirare i cospicui fondi concessi dal governo-Netanyahu agli organizzatori della manifestazione perché si producesse, è il caso di dirlo trattandosi pur sempre di Terra Santa, il miracolo: via la dizione “Ovest”, al suo posto, semplicemente quella di “Gerusalemme” tout court.
“Non esistono Gerusalemme Ovest e Gerusalemme Est ma un’unica Gerusalemme capitale di Israele”, avevano tuonato (in questo caso solo metaforicamente) i ministri sionisti della Cultura, dello Sport e del Turismo.
Così, il Giro d’Italia 2018 ufficialmente prenderà il via da Gerusalemme (che è la capitale dell’entità sionista solo per i sionisti e per il loro servi, gli uni e gli altri da sempre colpevolmente dimentichi del diritto internazionale e dei sacrosanti diritti del popolo palestinese), con buon pace (?) della retorica dello “sport che avvicina i popoli in conflitto”.
C’è ancora qualcuno convinto che “Gli sdraiati” sia soltanto il titolo di un film del periodo natalizio? O che lo sport affratelli? O che non abbia nulla a che vedere con la Politica?

Luca Ariano