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Di funerali indecenti

L’arrivo in Italia della carogna di Vittorio Emanuele III, il re infingardo e tarato che si sottrasse alla sacrosanta furia vendicatrice dei Partigiani rifugiandosi all’Estero fra le mummie sue pari, è stato motivo, come si sa, di indignazione e di scandalo. Soprattutto nella fila di chi è convinto che la sola funzione socialmente utile della Monarchia sia quella di fornire la materia prima alla ghigliottina ed ai plotoni di esecuzione.
Non ha suscitato invece uguale indignazione un altro funerale.
Quello del cardinale Bernard Francis Law, il prelato yankee costretto alle dimissioni, nel 2012, in séguito ad un’inchiesta sugli abusi di minori. Che precedettero il suo trasferimento a Roma, dove operò, fino alla sua pur sempre tardiva morte, come arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore.
Durante il funerale dell’ennesimo prete pedofilo, avvenuto in presenza di ambasciatori e di alti prelati, neppure un accenno alle vittime dello scandalo di cui era stato protagonista il cardinale di Boston. Addirittura, nell’occasione, il papa “comunista” che tanto infiamma il cuore delle maestrine dalla penna rossa, ha elevato “preghiere per il riposo della sua anima”; e si è augurato “che il Signore, ricco di misericordia, possa accoglierlo nella sua pace eterna”.
Nessuna parola, dunque, sulla lista composta da 132 preti e due diaconi accusati di abusi ai danni di minori, che la diocesi di Boston ha reso pubblica solo a distanza di dieci anni dallo scoppio dello scandalo scoperchiato da quello che sarebbe poi diventato il team di cosiddetti “giornalisti d’inchiesta” più famoso al mondo, quello del Boston Globe.
Per l’ennesima volta, la più grande multinazionale del crimine al mondo, il Vaticano, ha così ribadito che la sua vera, storica vocazione/missione è quella di stare sempre con i bambini.
Ma non al loro fianco: dietro di loro.

Ravachol