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Femministi insospettabili

Essere “femministi”, o quantomeno dichiararsi tali, è oggi di moda. Nonostante, volendo essere pedanti, i casi del ministro della Guerra Pinotti, l’ex Ministro “Lacrimuccia” Fornero e, allargando l’angolo visuale all’Europa, la tedesca Merkel, l’inglese May, l’italiota Mogherini e via elencando con crescente imbarazzo.
Non c’è dunque da meravigliarsi più di tanto se, in un contesto del genere, persino il noto critico d’arte di nome e comico d’avanspettacolo di fatto Vittorio Sgarbi non abbia voluto sottrarsi alla regola di questi tempi imperante.
Tanto per non smentire la propria fama di “eccentricità” l’idolo del popolino amante dell’arte del turpiloquio (l’unica arte, a dire il vero, che conosca)  e dei trasgressori da bar di periferia, lo ha fatto attraverso le pagine di una diffusa testata in uso in particolare nei luoghi di decenza per le sue proprietà lassative. Su Il Giornale del 27 novembre scorso, Sgarbi, afferrato il coraggio a due mani, non ha esitato a denunciare pubblicamente che Claretta Petacci, l’amante del Duce, è stata vittima non del plotone di esecuzione di un Tribunale (rivoluzionario) del Popolo, bensì di un… femminicidio partigiano!
Scrivendo che “oggi che si celebra e si difende in ogni modo la donna, perché nessuna pietà verso questa innocente (la Petacci, ndr) barbaramente uccisa? Un caso palese di femminicidio, aggravato da un cieco desiderio di vendetta.” (Il Giornale del 27 novembre, pag.1).
I comici, si sa, possono dire di tutto: se serve a strappare una risata, anche che Maria Antonietta, regina di Francia, il 16 ottobre 1793, fu ghigliottinata, dopo essere stata riconosciuta colpevole di alto tradimento, da… assatanati maschilisti, anziché da rivoluzionari giacobini.
E non è proprio detto, a questo punto, che Sgarbi, noto professionista delle scemenze di tutti i tipi, non arrivi prima o poi a sostenerlo…

E. C.