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Tigri di carta

“L’imperialismo è una tigre di carta”

Mao Tse Tung

Sono ancora ben vive negli occhi di chi ha a cuore la causa dell’eroico popolo palestinese le immagini delle “mazzate”, al limite del linciaggio, ricevute dalle super-addestrate ed equipaggiate truppe d’élite dell’entità palestinese al momento dell’arrembaggio piratesco alle navi dirette a Gaza. E che rappresentano l’ennesima dimostrazione che la tanto decantata “potenza militare” dell’entità sionista è, da sempre, un autentico mito. Costruito ad arte, e ad arte diffuso per dissuadere i combattenti per la libertà dalla loro sacrosanta lotta contro l’imperialismo Usraeliano. In realtà, l’entità sionista ha smarrito l’icona di “terrificante potenza militare” fin dalla campagna libanese del 2006: da allora, non l’ha più ritrovata, nonostante gli “esperti” di “informazione embedded” infiltrati nelle redazioni dei mass-media cerchino di convincere l’opinione pubblica del contrario. Si limita a bombardare e a torturare l’inerme popolazione di Gaza come neanche gli animali più feroci fanno con quelli più deboli, mettendo a nudo, in tal modo, la propria infame e deprimente impotenza. Se, nel 2006, l’entità sionista fosse stata la potenza militare tanto osannata, le colonne corazzate di Tzahal (l’Esercito sionista) avrebbero dovuto innestare la marcia in Galilea e frenare nel centro di Beirut. In realtà, non arrivarono neppure al fiume Litani, nonostante il 10% dei mezzi corazzati lasciati sul campo. A cosa fu dovuta quella cocente sconfitta, che, per la verità, non era la prima e che sicuramente non sarà l’ultima? All’incompetenza dei generali, ed ai mezzi militari della Resistenza. I carri sionisti vennero fermati da un nuovo tipo di lanciarazzi russo a doppia carica: il primo razzo provocava lo scoppio della corazza reattiva, mentre il secondo penetrava nel carro. Le successive proteste sioniste con Mosca non sortirono alcun effetto. Ancor più significativo il danneggiamento (o l’affondamento, poco importa stabilirlo) delle unità navali sioniste ad opera dei missili anti-nave lanciate dai combattenti di Hezbollah. Un missile, a differenza di un razzo, non colpisce per traiettoria balistica, ma perché l’elettronica di cui è fornito, in volo o a terra, gli consente di “trovare” da solo il bersaglio. Naturalmente, la nave cercherà di confondere il missile inviando falsi segnali ed “oscurando” la propria posizione. In gergo tecnico, queste operazioni prendono il nome di ECM (o ECCM), ossia contromisure elettroniche e contro-contromisure elettroniche. I missili della Resistenza giunti sui bersagli provarono che l’elettronica di Hezbollah, di provenienza siriana, quindi iraniana, e con software indiano o russo, era superiore a quella sionista, di provenienza USA. Dal 2006, dalla tentata invasione del Libano, come un animale che si lecca in solitudine ed al riparo della propria tana le ferite subite in un combattimento che l’ha visto soccombere, l’entità sionista non ha più avuto il coraggio di uscire dai propri confini (quali, poi, visto che “l’unica democrazia” del medio-oriente non li ha mai stabiliti?!). E quando lo ha fatto, come di recente con l’arrembaggio piratesco alla flottiglia dei sostenitori del popolo palestinese, ha rimediato l’ennesima brutta figura: un branco di luridi assassini a rischio di linciaggio! Oltretutto in una circostanza in cui il peso della tecnologia militare non ha avuto alcun ruolo. Con l’Intifada a colpi di pietra, con i pirati sionisti a colpi di mazza: per gangsters sionisti la sorte non cambia…

Luca Ariano