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Democrazia borghese e illusioni elettorali

Riceviamo e pubblichiamo

di Michele Michelino (*)

Le recenti elezioni regionali in Sicilia e quelle comunali di Ostia dimostrano che il primo partito resta, ancora una volta, quello dell’astensione: in Sicilia (dove ha vinto il centrodestra) più di un elettore su due non ha votato, alle urne solo il 46,76% dei votanti aventi diritto contro il 47,41% delle regionali 2012, mentre il 53,24% ha disertato le urne.
Il centrosinistra tra il 2012 e il 2017 ha perso 6 punti percentuali passando dal 37% del 2012 al 31% di oggi.
A Ostia, al primo turno un elettore su tre non ha votato e nel ballottaggio vinto dai 5 stelle ha votato solo il 33,6 degli aventi diritto, cioè hanno disertato le urne il 66,4% degli aventi diritto, 4 mila meno del primo turno, mentre i fascisti di Casapound entrano per la prima volta nel X Municipio Roma con un consigliere.

Al di là della chiacchiera e della dichiarazione di vittoria fra centrodestra e 5 stelle, in Sicilia e a Ostia ha vinto il partito dell’astensione, mentre per il PD Renziano c’è stato un vero tracollo.

Questi risultati si prestano ad alcune considerazioni.
La società capitalista difende gli interessi comuni della classe borghese al potere e, attraverso organi e istituzioni apparentemente neutrali e al di sopra delle parti e delle classi, a cominciare dallo stato, governo, parlamento , regioni, comuni, ecc, nascondendo il fatto che queste istituzioni servono solo una parte.
Invece che servitori degli interessi”della società, di tutti i “cittadini”, sono in realtà al servizio d’interessi particolari, quelli dei padroni, delle multinazionali, delle banche, della grande finanza.
Oggi in Italia, nella democratica Repubblica nata dalla Resistenza, i politici di qualsiasi partito, i rappresentanti delle istituzioni a cominciare dal parlamento formano una casta completamente separata dal proletariato e dagli strati bassi della popolazione, costretti ogni giorno a lottare per mettere insieme il pranzo con la cena.

I due grandi schieramenti politici di centrodestra e centrosinistra finanziati nelle campagne elettorali dai vari settori dell’imperialismo in lotta fra loro e rappresentanti d’interessi particolari, che si sono scambiati a vicenda il potere politico negli ultimi decenni, sono composti di persone cui non interessa per niente governare nell’interesse generale. Per essi la politica è un affare, dichiarano di essere al servizio del paese ma in realtà la dominano e lo saccheggiano.
Oggi, la comparsa sulla scena politica di un terzo soggetto ispirato e guidato da Beppe Grillo e Casaleggio associati, il Movimento 5 stelle, si contrappone al vecchio “personale politico”, candidandosi alla guida del paese con parole d’ordine come “onestà”… nell’interesse del “popolo” e della stabilità del sistema capitalista. Tuttavia, anche il tentativo di intercettare il voto degli astensionisti da parte dei 5 stelle per controllare e contenere la rabbia proletaria e popolare nell’alveo istituzionale è miseramente fallito.

La scarsa partecipazione alle elezioni e il grande numero degli astenuti che non si riconoscono in alcun partito dimostrano che il popolo, cioè settori delle diverse classi in cui esso si divide – in particolare grosse fette di proletariato – non si sentono rappresentati da nessun partito.
In Italia, la mancanza di un partito che rappresenti la classe operaia, il proletariato e le classi sottomesse ha fatto aumentare l’astensionismo anche fra i proletari.
La campagna di tutte le frazioni delle classi sfruttatrici contro chi non vota alle elezioni politiche dimostra che una parte importante degli elettori proletari, delusa dalla politica borghese, non s’illude più che possano avvenire cambiamenti della loro condizione di vita e di lavoro, in particolare da questi partiti, cominciando così strappar la loro maschera ipocrita.
Tuttavia, se l’astensionismo (presente anche nell’insoddisfazione di altre classi sociali e non solo proletarie) ha il merito di evidenziare il distacco di una grossa fetta dalla popolazione da questi partiti, non è ancora riuscito a identificarsi in posizione di classe né a trasformarsi in lotta di classe organizzata.

In Italia la classe operaia non ha un proprio partito di riferimento. Non esiste una seria organizzazione di classe, un partito operaio e proletario.
Oggi si contano alcune decine di partiti, organizzazioni e movimenti che si dichiarano comunisti, ma che non fanno alcun lavoro rivoluzionario serio fra la classe, per unificare le avanguardie proletarie e i movimenti di resistenza al capitale. Al momento nella conta ci siamo fermati a 23, ma sono probabilmente di più.
Molti di questi partiti e organizzazioni che si definiscono “avanguardie della classe operaia” sono solo delle macchiette che non contano nelle loro file neanche un operaio. Spesso, presentandosi alle elezioni borghesi locali o nazionali senza un chiaro programma socialista, senza dire che sono per la dittatura del proletariato, per il potere operaio che vuole distruggere dalle fondamenta il capitalismo e l’imperialismo, si dimostrano pseudo – rivoluzionari a caccia di qualche poltrona, non credibili agli occhi di milioni di sfruttati e, raggranellando percentuali da prefisso telefonico, non fanno altro che mettere in ridicolo il movimento comunista.

Altri si riempiono la bocca facendo roboanti dichiarazioni sulla “necessita dell’unità dei comunisti”, della costruzione del partito operaio, del partito comunista, rimanendo però ognuno a coltivare il proprio orticello senza alcun  confronto serio su come loro, i sedicenti comunisti e  rivoluzionari, devono intervenire nei conflitti di classe e sociali.
Altri ancora, pur affermando di lavorare per la prospettiva rivoluzionaria per il socialismo, aspettano la nascita del partito come i cattolici – il messia – senza fare nulla per realizzarlo.

I rivoluzionari non vanno mai in pensione, ma per tutti giunge di cedere il testimone alle nuove generazioni: purtroppo i nostri errori di settarismo, economicismo, idealismo non hanno saputo costruire una nuova generazione di operai rivoluzionari comunisti.

Divide et impera, il motto dell’impero romano, continua a essere praticato dalla borghesia imperialista internazionale che detiene il potere, nei confronti dei popoli e delle classi oppresse. La ricomposizione della classe operaia e proletaria a livello nazionale e internazionale può avvenire in un’organizzazione di classe internazionale con sezioni (partiti comunisti o come si vogliono chiamare, con un chiaro programma antimperialista e socialista) in ogni paese impegnate nella lotta contro l’imperialismo e il capitalismo, per instaurare un nuovo sistema sociale dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo sia considerato un crimine contro l’umanità.
Un sistema che sappia contrapporre alla visione del mondo capitalista basata sulla democrazia borghese che nasconde la dittatura della borghesia, un sistema che chiamiamo socialismo in cui la proprietà privata dei mezzi di produzione sia abolita, i mezzi di produzione sotto la dittatura del proletariato, il potere operaio, producano per il bene della maggioranza della popolazione e non per il profitto di pochi.

(*) Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”