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Servitù (anche) nucleare

Il 20 settembre scorso, alle Nazioni Unite, ha avuto inizio la firma del Trattato sulla proliferazione delle armi nucleari, votato, il 4 luglio, a New York, e fino ad oggi sottoscritto da oltre cinquanta Stati, fra i quali il Venezuela, Brasile, Cuba e Stato di Palestina.
Ma… C’è infatti, anche a questo proposito, un ma.
Il giorno stesso dell’avvio delle firme, la NATO ha dichiarato chiaramente, e con l’arroganza di chi non si è mai sentito vincolato da alcun tipo di diritto, che “non accetterà nessun argomento contenuto nel Trattato”. Esautorando, così facendo, i parlamenti dei Paesi che aderiscono all’alleanza creata e guidata dagli USA, dalla sovranità di decidere, in modo del tutto autonomo, e dunque, si suppone, democratico, se aderirvi oppure no. E ciò, fra l’altro, perché “finché esisteranno armi nucleari, la NATO resterà un’alleanza nucleare”.
Com’è peraltro dimostrato fra l’altro dal fatto che l’Italia ospita sul proprio territorio, con buona pace delle tanto sbandierate ma del tutto inesistenti sovranità ed indipendenza nazionali, un elevato numero di testate nucleari.
E che il Paese guidato di una (sedicente) Sinistra infame ed asservita all’imperialismo yankee dovrà, per tener dietro alle (accresciute) spese degli USA, aumentare le proprie, fino a portarle, dagli attuali 70 milioni di euro al giorno, fino agli oltre cento previsti. Per dirla meglio: imposti.
Non male, per i miserabili e sporchi imbroglioni che tagliano la spesa pubblica, minacciano le pensioni, riducono i salari, incrementano il lavoro precario, aumentano i vitalizi dei parlamentari e via elencando i crimini infami di una classe dirigente senza scrupoli e senza pudore.
Perché i servi, per definizione, non hanno né gli uni né l’altro.

Luca Ariano